The State of Fashion 2020

McKinsey prevede un lieve rallentamento della moda

In base al McKinsey Global Fashion Index, nel 2020 i ricavi delle aziende della moda cresceranno fra il 3% e il 4%, poco sotto le previsioni per il 2019 (+3,5%/+4,5%).

A rilevare il rallentamento è la quarta edizione del report “The State of Fashion” realizzato da McKinsey & Company con The Business of Fashion.

Il 55% dei manager del settore interpellati (oltre 290 nel mondo) prevede un rallentamento della crescita e solo il 9% si aspetta un miglioramento (nella scorsa edizione vedeva rosa il 49%). Il continente più ottimista è quello asiatico, dove la quota dei manager che si attende un miglioramento delle condizioni generali è pari al 14%.

«Il clima di maggiore incertezza -  spiega Antonio Achille, senior partner e global head per il Lusso di McKinsey & Company - è dovuto soprattutto alle fragili condizioni macroeconomiche globali, all’instabilità politica, a potenziali nuove guerre commerciali, a volumi di vendite al di sotto delle attese nei mercati emergenti dell'Asia-Pacifico e a un atteggiamento più prudente da parte dei consumatori in Nord America».

Inoltre, persistono le sfide legate alla digitalizzazione, alle mutevoli esigenze dei consumatori e alla crescente domanda per un impegno concreto del settore verso la sostenibilità.

Il rapporto evidenzia i “super winner”: le prime 20 società quotate che nel 2018 hanno generato i maggiori profitti economici. Si tratta di realtà accomunate dal fatto di essere in grado di creare valore su vasta scala, essere pioniere dell'innovazione di prodotto e nelle modalità di interazione con i consumatori. In più sono capaci di attrarre risorse e talenti. In testa c’è Nike, seguita da Inditex e Lvmh (nessun gruppo italiano è presente nella Top 20, vedi elenco in alto).

“The State of Fashion” individua anche 10 trend che connoteranno l’industria della moda l’anno prossimo a partire dal sentiment, improntato alla cautela. Altro tema è la Cina, che continuerà rappresentare un’opportunità, anche se gli esperti consigliano di valutare anche aree come Russia, Brasile, Sud-Est asiatico e India per diversificare il rischio.

Nel marketing, l’uso dei social dovrà essere personalizzato tenendo conto della piattaforma più indicata a seconda del mercato e utilizzando “call-to-action” persuasive.

Nella distribuzione, assisteremo all’apertura di spazi piccoli di prossimità, che vanno a rendere il customer journey più fluido.

Sul fronte della sostenibilità ci si aspetta che le aziende metteranno in atto azioni specifiche, per rispondere alla richiesta di cambiamento dei consumatori.

Questo darà impulso anche alla ricerca di nuovi materiali che rispondano all’esigenza di capi innovativi, funzionali e sostenibili.

Inoltre, sempre più aziende inseriranno i temi della diversità e dell’inclusione fra le loro priorità.

A livello di competitor, produttori e retailer si troveranno ad affrontare sempre di più la concorrenza asiatica, che comincerà a vendere direttamente ai consumatori globali tramite l’e-commerce.

Sono attese nuove modalità per gli eventi, che dovranno aggiungere esperienze nel caso del B2C e migliorare le relazioni a livello di B2B.

In ultimo, cresce la preoccupazione degli investitori per la redditività di alcuni operatori digitali, le cui valutazioni hanno raggiunto livelli vertiginosi.

e.f.
stats