«rendiamo il fast fashion fuori moda»

La Commissione Europea accelera l’impegno green

In occasione dell’inizio della fashion week milanese, l’Ue fa il punto sulle azioni della Commissione Europea per agevolare la transizione verde del tessile-abbigliamento, ricordando che il consumo di prodotti tessili nel nostro continente ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici dopo l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità. È inoltre il terzo settore per maggiore utilizzo di acqua e suolo e il quinto per l’uso di materie prime primarie ed emissioni di gas a effetto serra.

La Commissione ha stabilito nei mesi scorsi, nell’ambito di un piano di azione sull’economia circolare, nuovi requisiti sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, fissando la presenza di percentuali minime obbligatorie di fibre riciclate, in modo da aumentare durevolezza e facilità di riparazione.

È previsto, inoltre, un "passaporto digitale" dei prodotti stessi, in grado di informare adeguatamente il consumatore in merito alla loro circolarità e altri aspetti ambientali.

Da non sottovalutare inoltre il problema delle microplastiche, di cui le fibre sintetiche sono una delle principali fonti di rilascio, seppure involontario: visto che ogni anno ne vengono liberate fino a 40mila tonnellate solo negli effluenti delle lavatrici, la Commissione ha in programma misure che guarderanno, per esempio, la progettazione degli articoli, i processi di fabbricazione, il prelavaggio negli impianti industriali di produzione, l'etichettatura e la promozione di materiali innovativi. Sempre in primo piano il sostegno alla ricerca e agli investimenti che vanno in direzione di una transizione verde e digitale.

Nell’ambito del programma Life, inoltre, è stato pubblicato un invito a presentare proposte per migliorare la tracciabilità delle esportazioni di materiali tessili usati e rifiuti del comparto. Allo stato attuale si stima che ben il 62% dei prodotti tessili immessi sul mercato dell’Ue venga smaltito tra i rifiuti misti.

«Occorre armonizzare le norme a livello europeo sulla responsabilità estesa del produttore per i prodotti tessili e prevedere incentivi economici, al fine di renderli più sostenibili», spiega un comunicato, aggiungendo che la Commissione sta lavorando alla co-creazione di percorsi di transizione con i portatori di interessi entro il 2022. Si punta a individuare strumenti collaborativi per la trasformazione degli ecosistemi industriali attraverso impegni specifici in termini di circolarità, competitività sostenibile, digitalizzazione e investimenti mirati.

Sono in atto anche azioni di contrasto al greenwashing, mentre entro il 2023 dovrebbe essere varato dall’Ue un pacchetto di strumenti per la lotta alla contraffazione.

Un’altra priorità è rendere il fast fashion “fuori moda”. «Si deve invertire la tendenza che spinge i consumatori a comprare capi di abbigliamento di qualità inferiore, a prezzi più bassi e realizzati rapidamente, da utilizzare per periodi sempre più brevi prima di buttarli via - sottolinea la nota -. Questa moda, legata all'utilizzo crescente di fibre sintetiche a base di combustibili fossili, è la prima causa di modelli insostenibili di sovrapproduzione e di consumo eccessivo. Dobbiamo pensare a nuovi modelli economici circolari che, sin dalla progettazione, possano estendere la vita dei capi di abbigliamento».

Tra le iniziative della Commissione europea spicca poi il progetto CircularInnoBooster Fashion and Textile, che mira a trasformare le imprese della moda e del tessile in realtà sostenibili, circolari e rigenerative, tramite un consorzio internazionale guidato dall’Istituto Europeo di Design (Ied), rivolto ad aziende, professionisti freelance, startup innovative e Pmi.

Va comunque ricordato che già nel 1992 era stato istituito il marchio Ecolabel Ue, che contraddistingue i prodotti con elevate prestazioni ambientali durante l’intero ciclo di vita. Nel tessile l’Ecolabel Ue copre varie merceologie, garantendo una produzione di fibre meno inquinante, restrizioni all’uso di sostanze pericolose e un prodotto finale di lunga durata.

A cura della redazione
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