tempi duri per la piattaforma social

TikTok in fuga da Hong Kong e a rischio ban negli Usa: la politica incrina l'idillio con la moda

La moda americana non aveva fatto in tempo a sfruttare appieno le potenzialità della piattaforma TikTok (scelta da marchi pionieri come Calvin Klein e Ralph Lauren già nel 2018 e 2019), che già rischia di doverne fare a meno. Gli Stati Uniti stanno, infatti, valutando la possibilità di mettere al bando questa e altre app cinesi.

Uno scenario ventilato dal segretario di Stato americano Mike Pompeo che, parlando con Fox News, ha sottolineato: «Si tratta di un'ipotesi che stiamo prendendo in considerazione molto seriamente».

«Non voglio anticipare il presidente Donald Trump, ma è qualcosa in fase di valutazione», ha insistito Pompeo, secondo il quale «se volete che le vostre informazioni private finiscano nelle mani del Partito comunista cinese, basta che scarichiate le app cinesi».

Al segretario di Stato ha replicato un portavoce di TikTok in una nota, nella quale ricorda che la società «è guidata un amministratore delegato americano (Kevin Mayer, ndr)» e «non abbiamo una priorità più importante che quella di promuovere una app sicura per i nostri utenti. Non abbiamo mai fornito dati al governo cinese, né lo faremmo se ci venisse chiesto».

Le parole di Pompeo sono arrivate mentre la stessa TikTok ha fatto sapere che, alla luce della recente entrata in vigore a Hong Kong della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, ha deciso di sospendere il servizio nella ex colonia britannica.

Due notizie che rischiano di offuscare il successo e la diffusione dell'app su cui il mondo del lusso aveva scommesso nelle ultime settimane da quando la piattaforma si è evoluta diventando non più un semplice luogo dove condividere balletti e barzellette, ma uno strumento per raccontare storie.

La ByteDance, proprietaria di TikTok che a Hong Kong conta 150mila utenti, ha confermato il ritiro dall'ex colonia britannica, come ha riportato il giornale 21st Century Herald. Continuerà a funzionare a Hong Kong Douyin, versione cinese di TikTok.

In base alla nuova legge sulla sicurezza nazionale, le autorità possono chiedere ai fornitori di servizi la «documentazione di identificazione o assistenza per decriptare i dati». TikTok ha spiegato che con la nuova normativa sarebbe impossibile negare alle autorità la condivisione dei dati degli utenti.

Intanto a Hong Kong sta mietendo consensi Signal, app di messaggistica che non conserva i dati degli utenti e con la quale le aziende di moda dovrebbero a questo punto imparare ad avere una certa familiarità, per entrare in contatto con gli esponenti della locale GenZ e la loro voglia di revenge shopping.

TikTok è riuscita a insidiare il primato di Instagram come social media più amato dai brand del lusso. L'inizio del 2020 ha visto un'ondata di luxury brand salire sul carro della piattaforma, da Prada a Dolce&Gabbana, da Burberry a Gucci e Jacquemus, senza contare Celine, che ha scelto il giovanissimo tiktoker Noen Eubanks come testimonial.

Ad aprile Tik Tok era la seconda app più scaricata del mondo dietro Zoom (nella classifica delle app non di giochi). E a maggio è diventata la numero uno assoluta con 112 milioni di download: prima davanti a Zoom, Whatsapp, Facebook, Messenger e Instagram

an.bi.
stats