Salary Guide 2019

Direttori creativi sempre al top, mestieri del retail a rischio flop

Dici moda, pensi subito a buste paga stellari e invece scopri che non tutto è poi così glamour, visto che gli stipendi nella fashion industry si posizionano ben al sotto della media nazionale. Questo è quanto emerge, alla vigilia della fashion week di Milano, dalla Fashion & Luxury Salary Guide 2019, realizzata per Spring Professional da Job Pricing, che ha analizzato gli stipendi dei lavoratori del settore distinguendo i due comparti di Tessile, Abbigliamento e Accessori da una parte e Moda e Lusso dall’altra.

 

Ne emerge un gap medio di retribuzione annua lorda (RAL) da quasi 2mila euro. Nel complesso, la media nazionale è infatti di 29.278 euro, mentre la busta paga di chi lavora nella fashion industry è compresa fra i 27 e i 28mila euro lordi annui. Se raffrontati con gli altri comparti, gli assegni della Moda sono al 26esimo posto dei 35 settori di mercato analizzati, quelli del Tessile scendono al 28esimo.

 

Nell’analisi degli esperti del mercato delle retribuzioni spiccano però il +1,6% e il +1,8% registrati rispettivamente da Moda e Tessile nel raffronto con il 2018. «La dinamica retributiva dell’ultimo anno - spiega Francesco Manzini, executive director Spring Professional Nord Italia - è stata molto positiva per entrambi i settori, cresciuti anche sopra la soglia dell’inflazione dell’1,1%, il tutto a dispetto della stagnazione registrata su scala nazionale. Meglio di Moda e Lusso e Tessile, Abbigliamento e Accessori hanno fatto meglio solo alcuni comparti come Gomma e Plastica, e Arte, Intrattenimento e Divertimento».

 

L’Osservatorio, realizzato grazie a un database di oltre 400mila profili retributivi di aziende private, è in grado anche di individuare la grande distanza tra chi sta in cima e chi al fondo della piramide retributiva nel fashion system: lo stipendio di un direttore creativo vale almeno quattro volte quello di uno stilista appartenente all’ufficio stile o di un modellista.

 

Distanze minori si trovano invece in segmenti come il product management o il retail. Tra chi lavora in negozio, ad esempio, la sperequazione è abbastanza ridotta: il direttore di una o più boutique della medesima città ha una busta paga che si avvicina ai 44mila euro annui, mentre quella di un venditore di reparto in un punto vendita supera i 31mila euro.

 

In chiave prospettica, il rapporto sottolinea come gli effetti della digitalizzazione dell’economia sarà una variabile che determinerà sempre più il valore di mercato per uno specifico lavoro. Da una parte la trasformazione digitale impatterà sempre più positivamente sui cachet delle figure professionali in grado di gestire il cambiamento, mentre rischia di subire un contraccolpo il retail, che a lungo ha offerto maggiori sbocchi in termini occupazionali nei settori della Moda e Lusso e del Tessile, Abbigliamento e Accessori

 

«Fino a qualche anno fa - osserva l’executive director di Spring Professional - era impensabile comprare un prodotto senza toccarlo, oggi invece la tendenza è acquistare online. Questo, rispetto alle opportunità di impiego e alle retribuzioni, ha determinato da un lato la richiesta del mercato di figure professionali con competenze specifiche nell’ambito tecnologico, dall’altro dinamiche retributive in contrazione per alcune figure professionali meno richieste rispetto al passato dal mercato, come quelle del retail manager e del wholesale manager». «Inoltre, proprio grazie al forte impatto della tecnologie - conclude Manzini - assistiamo all’apertura del settore a figure specializzate in logisitca e supply chain».

 

Il servizio dedicato alla Salary Guide 2019 è pubblicato su Fashion, datato 19 febbraio 2020 il cui tema forte e l'edizione di Milano Moda Donna dedicato alle collezioni fall-winter 2020/2021.

an.bi.
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