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Calzaturiero: rallenta la produzione, tiene l'export

In occasione di theMicam, Assocalzaturifici ha divulgato i dati sull'andamento del mercato calzaturiero nel primo semestre del 2015, che registra una frenata della produzione pari al 3,2% in quantità. Le esportazioni crescono del 3,1% in valore, ma subiscono una flessione del 5,2% in volume.

 

Al dato negativo della produzione, informa una nota, fa da contraltare il trend relativo all'occupazione, con un saldo attivo, a fine giugno, di 509 unità (+0,7%), favorito dall’entrata in vigore delle misure del Jobs Act.

 

Ancora in contrazione invece il numero delle imprese attive, con 63 chiusure di calzaturifici da dicembre a giugno, pari al -1,3%.

 

Quanto ai flussi verso l'estero, l'export in valore tiene, ma si verifica un restringimento dei volumi: nei primi cinque mesi del 2015 sono stati esportati 93,1 milioni di paia, quasi 5,1 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2014, per 3,5 miliardi di euro. Si tratta quindi di un incremento in valore pari al 3,1%, accompagnato però da una riduzione del 5,2% in termini di volume.

 

Il segnale che proviene dai mercati è quindi chiaro: «Si è verificato un cambiamento progressivo del paniere dei prodotti esportati verso calzature a più alto valore aggiunto - spiega lo studio -. Soffrono i segmenti del medio, mentre l’alto di gamma continua a mostrare la sua competitività nonostante le difficoltà dei mercati».

 

Sul fronte dei mercati, si registrano diverse velocità. Da un lato le vendite verso l’Unione Europea, rimaste stabili in valore (+0,5%), cedono il 4,8% in quantità, con i due mercati storici che sembrano procedere in direzioni opposte: incrementi superiori al 4% in Germania e brusco rallentamento in Francia, dopo un quinquennio di costante crescita (-4,2% in valore e -12,2% in volume).

 

L’export verso i mercati extra-Ue, per contro, mostra nell’insieme un incremento in valore superiore rispetto alla Ue (+6,1%) ma, al tempo stesso, una contrazione in volume più accentuata (-6%), con prezzi medi in aumento di quasi 13 punti percentuali.

 

In particolare, continua la situazione critica dei Paesi CSI, dove le vendite si sono ridotte nel complesso di oltre un terzo, sia in quantità che in valore, rispetto ai livelli già insoddisfacenti dell’anno precedente. - 36% il decremento in volume in Russia, del 54% in Ucraina, del 20% in Kazakistan del 20%.

 

Per i prossimi mesi, le indicazioni circa la raccolta ordini sembrano segnalare «la fine della caduta»: nel complesso, dall’indagine di Assocalzaturifici, emerge che gli ordini esteri registrano complessivamente un aumento (+1,2% in volume), pur con andamenti disomogenei tra i mercati.

 

Accanto al perdurare delle difficoltà sul mercato russo (-12,6% in volume), un calo degli ordinativi dal Giappone (-1,4%) e, in misura minore, dai Paesi della Ue (Germania esclusa), con un calo dello 0,4%.

 

Risultano positivi, invece, il portafoglio ordini di Germania (+2,5%), degli “Altri mercati” (+4,8%, in cui rientrano Medio ed Estremo Oriente) e, soprattutto, degli Usa (+8%).

 

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