scelte di campo

San Francisco vieta le pellicce. Lav: «L'Italia cosa aspetta?»

In seguito a una decisione dell'amministrazione municipale, dal prossimo gennaio San Francisco sarà la più grande città degli Usa a vietare la vendita di capi nuovi in pelliccia, con il rischio di multe fino a 1.000 dollari per i negozianti trasgressori. La Lav caldeggia prese di posizione più forti in Italia, mentre l'International Fur Federation ribatte: «Troppo facile dire no alla pelliccia».

 

Come precisano dalla Lav (Lega Nazionale Antivivisezione), anche se il divieto nella metropoli della West Coast scatterà con l'inizio del 2019, i dettaglianti avranno la possibilità di smaltire le scorte fino al 2020. Sarà invece ancora ammesso il commercio di capi usati in pelliccia.

 

«Una scelta etica nei confronti degli aninali - si legge sul sito della Lav - nonostante le ripercussioni economiche, dato che la stima delle vendite delle pellicce nell'area di San Francisco si aggira tra gli 11 e i 40 milioni di dollari e che il bando interesserà almeno 30 rivenditori soltanto nella centrale Union Square».

 

Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free, coglie la palla al balzo per mandare un messaggio al governo del nostro Paese, definito «il fanalino di coda, visto che consente ogni anno l'uccisione di almeno 200mila visoni. Il nuovo Parlamento ha la responsabilità di riportare l'Italia in un contesto civile, vietando definitivamente questa forma di allevamento e accogliendo quella che è un'istanza sostenuta dall'86,3% degli italiani».

 

Nei giorni scorsi l'International Fur Federation, associazione internazionale della pellicceria, ha espresso con chiarezza il proprio punto di vista. «Le eco-pellicce - ha sottolineato in un comunicato - sono prodotte con la stessa plastica che inquina i nostri oceani, causando la morte dell'ecosistema e del mondo intero».

 

«La pelliccia - ha affermato in particolare il ceo della federazione, Mark Oaten - è biodegradabile e dura per generazioni. Credo davvero che sia una scelta responsabile per designer e consumatori».

 

I portavoce dell'Iff hanno citato il recente forum delle Nazioni Unite di Ginevra - dal quale è stato lanciato un grido d'allarme sull'impatto ambientale dell'industria del fast fashion -, ricordando che presto («Entro il 2020, ma il cammino è già stato intrapreso e in Italia è stato compiuto per il 90%») le aste ufficiali internazionali proporranno esclusivamente pelli provenienti da allevamenti controllati da certificatori e veterinari indipendenti ed esterni al mondo della produzione (nella foto, il Golden Gate di San Francisco).

 

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