scenari futuri

Meno emissioni di gas serra: impresa quasi impossibile per la fashion industry

Sono 130 le realtà della moda che si sono impegnate a dimezzare le proprie emissioni di gas entro il 2030: tra queste Lvmh, Nike, Chanel, Adidas e Puma. L'obiettivo iniziale era la riduzione di un terzo, ma ora queste aziende hanno alzato l'asticella, in modo da contribuire alla riduzione del surriscaldamento globale.

Ma, come emerge da un articolo del Financial Times, non sono sufficienti questi nomi per parlare di una vera svolta.

Il quotidiano riporta dati di McKinsey, secondo i quali l'industria globale del settore abbigliamento e calzature nel 2018 è stata responsabile di circa il 4% del totale delle emissioni di gas serra, che equivale a quello di Francia, UK e Germania messe assieme.

Secondo Achim Beth di McKinsey, è vero che si sta andando nella giusta direzione, ma per passare in modo collettivo dalle parole ai fatti ci vuole molto di più.

I marchi, come sottolinea FT, hanno 12 mesi per stilare piani in cui spiegano come raggiungeranno i loro target.

Durante il Cop26 Kim Hellström, strategy lead on climate di H&M, ha definito il summit «una piattaforma che ha mostrato cosa si può fare riunendo innovatori, fornitori, partner e clienti, impegnati a trovare soluzioni valide. Ma è anche emerso che c'è ancora molto da fare per abbassare significativamente l'impatto delle nostre aziende»

Anche il tessile è chiamato a scendere in trincea e infatti si sta impegnando a usare cotoni organici e fibre riciclate, perché come ha affermato Holly Syrrett (sustainability director di Global Fashion Agenda), è sulla filiera che bisogna lavorare.

Certo è che circa il 70% delle emissioni di gas serra del comparto provengono dalla produzione di materiali grezzi.

Nella foto, la Cruise di Chanel presentata a inizio novembre a Dubai
A cura della redazione
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