Secondo round della guerra commerciale Usa-Cina

Trump mette i dazi su $200 mld di prodotti cinesi

Il presidente Usa Donald Trump annuncia nuovi dazi sui prodotti importati dalla Cina. Si parte con il 10% e si va al 25% a inizio 2019.

Le nuove tariffe saranno in vigore dal 24 settembre e, nelle stime, dovrebbero coinvolgere merci importate dalla Repubblica Popolare per un valore di 200 miliardi di dollari (quasi metà delle importazioni totali dal maggiore fornitore Usa). Vanno ad aggiungersi a quelle annunciate in giugno su 50 miliardi di dollari di esportazioni, che hanno già portato a contromisure da parte del governo cinese su oltre 500 categorie merceologiche (soia, vetture elettriche, spremuta d’arancia, salmone, sigari e whisky, per citarne alcune).

Dal gennaio 2019 i dazi dovrebbero salire al 25% se non si trova un accordo con Pechino. Nella lista nera vi sarebbero mobili, lampade, condizionatori d'aria e candele di accensione dei motori. Sarebbero invece stati rimossi circa 300 beni di consumo tra i quali gli smart watch, i caschi per andare in bicicletta e i sedili per auto.

Come riporta wwd.com, in un preliminare elenco figuravano molti accessori, comprese le borse, ma al momento non si sa se il settore è stato incluso oppure no. Mentre la lista non è ancora nota in dettaglio, il sito americano riporta che, dei 505,5 miliardi di dollari di beni cinesi importati dall’america nel 2017, 27 miliardi erano riferiti a capi di abbigliamento.

Tra gli obiettivi di Trump, quello di ridurre il disavanzo con il Dragone e indurre il grande Paese a pratiche commerciali leali. Ma negli Usa è già allarme, da parte dei retailer, che temono gli effetti di un minore potere d’acquisto dei consumatori, per beni di uso giornaliero.

Inoltre non sarebbero contente nemmeno le imprese americane operanti in Cina, già soggette a barriere non tariffarie come ha spiegato a wwd.com William Zarit, presidente di AmCham China, l’associazione che ne raccoglie più di 900. Secondo Zarit, inoltre, la manovra di Trump non porterà a un ritorno del business in America: solo il 6% degli associati di AmCham China ha dichiarato che valuterà una riallocazione delle attività in madrepatria.    

Nell’ipotesi di nuove ritorsioni da parte dell’ex-Celeste impero contro gli agricoltori o gli industriali, Trump ha già in mente il terzo round con tariffe addizionali su 267 miliardi di dollari di merci, che significherebbe imposizioni sulla totalità dell’import.

Le agenzie di stampa riferiscono che ora la Cina starebbe valutando di annullare i colloqui con gli Stati Uniti sul commercio previsti per la settimana prossima: a Washington è atteso il vicepremier cinese Liu He, consigliere economico del presidente cinese Xi Jinping.

e.f.
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