Serve un taglio più netto al cuneo fiscale

Bertelli (Prada): «Stipendi più alti o lo scontento sociale esploderà»

«Nelle fabbriche si percepisce troppo disagio, le persone sono scontente, deve tornare l’entusiasmo, senza energia positiva non si cresce e tutto diventa più difficile». A dirlo è Patrizio Bertelli, co-ceo del gruppo Prada assieme alla moglie Miuccia, che in un’intervista a La Repubblica sostiene che i salari bassi sono il problema dell’Italia, invitando il governo a un forte taglio del cuneo anche in deficit.

 

«Il problema di fondo dell’industria italiana è lo stipendio base: non è più sufficiente. Bisogna investire sulle risorse umane, di qualsiasi tipo, partendo dalle fabbriche e dagli operai, per innalzare lo stipendio base. E i casi sono due: o l’azienda si fa carico di un aggravio di costi oppure ci deve pensare lo Stato. Se non lo si fa, lo scontento sociale prenderà il sopravvento», è la previsione dell’imprenditore.

 

Per il numero uno del gruppo del lusso è arrivato il momento di mettere in campo una strategia ben precisa, indipendentemente dal colore del governo, «per mettere più soldi in tasca ai lavoratori. Solo così può tornare l’entusiasmo e l’economia può riprendersi», dice.

 

E in questa sua presa di posizione sulle pagine del quotidiano, Bertelli chiama in causa anche il ministro Giorgetti. «Dovrebbe prendere una decisione strategica, molto forte, in questa direzione. Abbiamo molte aziende che vanno bene e siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa. La forza lavoro è il motore dell’Italia».

 

Per Bertelli serve un più netto taglio al cuneo fiscale, maggiore di quello inserito dal governo nella legge di Bilancio. «Credo che in questo caso, anche se si dovesse fare extra deficit, sarebbero soldi spesi bene. Non possiamo ogni volta rinunciare a questo tipo di intervento perché non ci sono risorse sufficienti. Per rilanciare il lavoro e i consumi, e quindi l’economia, i soldi non possono essere un problema».

 

Il fringe benefit, può aiutare? «Molte aziende, inclusa la nostra, attribuiscono premi a fine anno ai propri dipendenti, ma è un intervento a macchia di leopardo – osserva Bertelli -. Occorre renderlo più strutturale e non lasciarlo all’iniziativa dei singoli imprenditori».

 

Il patron del gruppo Prada esprime anche la sua opinione sul ministero ad hoc per il Made in Italy, previsto per la prima volta dal governo. «È un segnale positivo ma dalle intenzioni bisogna passare ai fatti. Occorre promuovere il Made in Italy in tutto il mondo attraverso le ambasciate e i consolati, che devono diventare una sorta di rappresentanze commerciali. La Francia lo fa da anni, ma anche i tedeschi, gli inglesi, gli americani».
an.bi.
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