SI CHIUDE IL SIPARIO SULLA PRIMA MANIFESTAZIONE 100% DIGITALE

Video, diari della quarantena, mostre e talk: Londra sperimenta la moda da remoto

La tempistica è stata perfetta: dal 12 al 14 giugno, proprio alla vigilia della riapertura dei negozi nel Regno Unito, lunedì 15. La fashion week londinese è stata la prima a debuttare con un evento al 100% digitale, andato online sul sito londonfashionweek.co.uk e sugli account social, in particolare Instagram e Youtube.

Un momento d'incontro virtuale, per mantenere i contatti nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia, che ha permesso ai designer – un centinaio quelli coinvolti, di cui 34 inseriti nel calendario ufficiale, anche se mancavano i big della moda inglese come Burberry, JW Anderson e Christopher Kane – di mostrare il making-of delle collezioni, di parlare della genesi dei loro prodotti, catturare l'attenzione degli spettatori attraverso video, mostre, talk, podcast e diari della quarantena.

Alcuni, come la finalista del Premio Lvmh Priya Ahluwalia, hanno organizzato mostre fotografiche a distanza, mentre altri, come il marchio cinese 8on8, hanno fatto ricorso alla realtà virtuale con un fashion film The Crown of Ruins 2020, che porta lo spettatore a Shanghai (nella foto).

Tra gli altri, Stephen Jones ha realizzato un video in collaborazione con l'influencer digitale Noonoouri per la sua linea di cappelli Analog Fairydust, e gli stilisti di Palmer Harding, Matthew Harding e Levi Palmer, hanno partecipato alla rassegna tramite l'ormai familiare piattaforma Zoom, chiacchierando con Caroline Issa, co-founder di Tank magazine, sulla storia del marchio.

C'è chi ha dato più priorità al prodotto con collezioni piccole e mirate, come Daniel W. Fletcher, che ha presentato una gamma di 12 look see-now-buy-now, oppure i coniugi Justin Thornton e Thea Bregazzi del marchio Preen, protagonisti con una capsule seasonless, e Marques' Almeida, alias il duo di stilisti Marta Marques e Paulo Almeida, artefici di un documentario sulla loro nuova collezione sostenibile.

Nell'insieme il risultato, com'era prevedibile, è stato più quello di veicolare esperienze e condividere la propria visione sul mondo e sulla moda a colpi di tecnologia e formati alternativi, piuttosto che far vedere prodotti veri e propri: una modalità che, nonostante l'impegno e l'originalità dimostrati da molti marchi, non può eguagliare l'esperienza fisica, come hanno commentato su wwd.com alcuni esperti.

Bruce Pask, direttore del menswear di Bergdorf Goodman e Neiman Marcus e habitué della London Fashion Week, ha affermato che «una vetrina digitale non può sostituire gli show reali, le conversazioni, le presentazioni e tutte le altre occasioni e luoghi in cui possono nascere ispirazione e scoperte, spesso in modo inaspettato, durante la settimana della moda di ogni città».

Derek Blasberg,  direttore di YouTube Fashion and Beauty, che ha collaborato con il Bfc per la tre giorni londinese, ha affermato: «La settimana della moda è il momento in cui l'industria si riunisce e pianifica il proprio futuro. Certo, in questo momento lo stiamo facendo tutti durante le videoconferenze, ma penso che fotografi, stilisti, editori, truccatori, modelle, parrucchieri e il resto del mondo della moda non vedano l'ora che ci si possa sedere nella stessa stanza e in un negozio a parlare di nuovo vis-à-vis».

a.t.
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