sostenibilità

Lanfranchi si schiera con Greenpeace: «No alle sostanze tossiche»

Nella giornata inaugurale della rassegna tessile Première Vision, Greenpeace ha annunciato che l'azienda bresciana Lanfranchi, tra i leader mondiali nella produzione di chiusure lampo, ha aderito alla campagna "Detox", con l'impegno di eliminare dai processi produttivi tutte le sostanze chimiche pericolose.

 

«Una scommessa davvero ambiziosa per una realtà che, oltre a produrre la componente tessile del prodotto, deve misurarsi anche con il trattamento dei metalli, che di solito impiegano sostanze chimiche molto aggressive», commenta Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace.

 

Le zip prodotte da Lanfranchi con il marchio Lampo sono già libere dai nove gruppi di sostanze che Greenpeace chiede di eliminare entro il 2015. «In aggiunta - dice Gaetano Lanfranchi, a.d. della società bresciana - in anticipo di quasi un anno sui tempi, possiamo dichiarare che per nessuna delle nostre chiusure sono utilizzati PFC», composti polifluorati e perflorurati che possono causare danni al sistema riproduttivo e ormonale, oltre a incentivare i tumori.

 

«La nostra azienda è cresciuta insieme al territorio in cui è stata fondata oltre 100 anni fa - aggiunge l'imprenditore -. Il legame con la comunità locale ha sempre stimolato il nostro senso di responsabilità e l'attenzione a non disperdere sostanze pericolose nell'ambiente in cui tutti viviamo».

 

«Con la sottoscrizione dell'impegno Detox oggi facciamo un passo in più - prosegue - e rendiamo trasparente ai clienti, ai consumatori e a tutti i cittadini quali sostanze chimiche sono usate nei nostri processi».

 

Come evidenzia Greenpeace, finora sono 31 i marchi internazionali ad aver sottoscritto impegni seri e credibili per l'eliminazione delle sostanze tossiche. In termini di fatturato, rappresentano più del 15% della produzione tessile globale. E Lampo diventa oggi il 32esimo marchio Detox.

 

«I tessuti e gli accessori prodotti a marchio Lampo - interviene Giuseppe Ungherese - vengono usati anche da altri marchi della moda italiana e internazionale che si ostinano a ignorare l’impatto dei loro vestiti sull’ambiente e sulla salute di tutti noi». «Cosa aspettano Versace, Gucci, Armani e Dolce&Gabbana a fare passi concreti verso una moda pulita e libera da sostanze tossiche?», chiede Ungherese.

 

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