sotto la lente anche boohoo e asda

Asos: sospettata di greenwashing, ha eliminato dal sito la categoria "Responsible Edit"

Il confine tra vera sostenibilità e greenwashing, si sa, è molto sottile: non a caso, e-tailer del fast fashion come Boohoo, Asda e Asos sono finiti nel mirino della Cma (Competition and Markets Authority), che vuole capire se davvero i prodotti definiti green sui loro portali siano veramente tali.

In seguito a questa indagine, alla quale Cma - associazione del governo britannico per la tutela dei consumatori e la regolamentazione delle attività concorrenziali - sta lavorando da diversi mesi ma che ha preso un'accelerata in estate, Asos ha sospeso dal proprio sito la dicitura Responsible Edit e il relativo filtro di ricerca, lanciata nel giugno 2019 per indicare gli articoli fatti con materiali sostenibili o riciclati.

Una mossa che risale a luglio, ma che è stata tenuta sotto silenzio finché nei giorni scorsi la testata The i News l'ha portata alla luce.

«Chi vuole comprare proposte eco-friendly non può essere fuorviato e noi siamo solo all'inizio della nostra indagine. Se scopriremo che le aziende diramano informazioni ingannevoli non esiteremo ad agire, anche passando per il tribunale», ha dichiarato Sarah Cardell, ceo ad interim di Cma. Cardell ha lanciato un monito a tutti i fashion brand: «Assicuratevi che le vostre pratiche siano in linea con la legge». 

La notizia sta tenendo banco soprattutto oltremanica, dove Asos ha il proprio quartier generale. Un portavoce dell'azienda ha rilasciato una dichiarazione a The i News: «La nostra è stata una decisione proattiva - ha spiegato - in un'ottica di cooperazione con Cma, con cui stiamo lavorando a stretto contatto. Facciamo la nostra parte nel rendere la moda sempre più sostenibile».
a.b.
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