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Assocalzaturifici: «Timida inversione di tendenza, ma non è ripresa»

Export oltre i 6,2 miliardi di euro (+2,2% in valore, mentre in quantità ci si ferma a un +1,4%) tra gennaio e agosto per le calzature made in Italy, con i mercati Ue stabili e la Russia in ripresa, mentre frena il Far East. Ancora al palo i consumi interni. La chiusura d'anno sarà stabile, all'insegna più della cautela che dell'ottimismo.

 

Nel periodo considerato la produzione ha registrato un aumento medio dello 0,7% in volume e del 2,1% in valore tra le aziende del campione preso in esame da Assocalzaturifici, sotto la guida di Annarita Pilotti (nella foto). Ma per parlare di ripartenza c'è ancora tempo.

 

Come sottolinea Pilotti, se è vero che cominciano a manifestarsi i primi timidi segnali di una inversione di tendenza, non si può cedere a facili entusiasmi. «Tante - ricorda - sono ancora le imprese in difficoltà».

 

A sostenere il comparto sono le esportazioni, anche se l'Unione Europea non brilla: si assiste infatti in quest'area a un progresso dell'1% in valore e dello 0,2% in quantità, con un +0,8% in quantità della Francia ma anche con un arretramento quasi del 3% sempre in quantità della Germania, solo in parte bilanciato da un +0,6% in valore.

 

Va meglio oltre i confini comunitari, con un +4,4% in quantità e un +3,6% in valore e un balzo del 28,3% in volume e del 18,4% in valore per quanto riguarda la Russia. In impasse Ucraina e Kazakistan, la prima con un risicato +0,9% e la seconda che incassa un -0,4% in quantità.

 

In miglioramento, ma solo a livello di volumi, gli Stati Uniti, con rialzi superiori al 6%. In calo del 5,4% in quantità il Canada, anche se il dato è antecedente l'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio Ceta.

 

In recupero Medio Oriente (+3,2% in quantità) e Corea del Sud (+7,6% sempre in quantità), con la Cina in progress del 5,5% ma con una contrazione in valore dell'1,7%. Flessioni vicine al 12% a Hong Kong e in Giappone, In generale, il Far East rallenta: -6,8% in volume e -4% in valore.

 

Il 2017 è stato caratterizzato dal raffreddamento dei prezzi nell'export, dopo una crescita di oltre il 32% negli anni dal 2011 al 2016. Nei primi otto mesi ci si è fermati a un +0,8% e nel caso della Russia si è assistito a un decremento del 7,8%.

 

Frena l'import: -1,6% in valore e -3,3% in quantità, con un parziale recupero nel bimestre estivo. L'attivo del saldo commerciale settoriale è stato di 2,97 miliardi di euro (+6,8%).

 

Un focus sul mercato italiano delinea un quadro statico. Nei primi nove mesi del 2017 i consumi delle famiglie italiane in fatto di scarpe hanno segnato un +0,4% in valore e un -0,3% in quantità, con un +0,7% dei prezzi medi. Unica eccezione le sneaker e le calzature sportive, per le quali la spesa è salita di oltre il 4%, con un +3,3% in volume.

 

Per finire, i dati occupazionali e sulla demografia delle imprese: a fine settembre il numero di calzaturifici della Penisola era in calo di 99 unità (-2%) rispetto a dicembre 2016. Positivo per 279 persone il saldo nel numero di addetti (+0,4%), nonostante un terzo trimestre critico.

 

In diminuzione il ricorso agli strumenti di integrazione salariale nell'area pelle, legato ai parametri più selettivi nella concessione alle aziende, introdotto dal decreto legislativo sulla riforma degli ammortizzatori sociali.

 

Il totale dei primi nove mesi segna un -39%, -10% per la Cig ordinaria e -50% (e più) per gli strumenti straordinari.

 

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