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Tessitura italiana: inversione di tendenza nel 2017

Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria Moda per Smi, la tessitura made in Italy (che comprende le tessiture laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia) dovrebbe archiviare il 2017 all'insegna di un'inversione di tendenza: dopo un biennio in area negativa, il fatturato (che copre circa il 15% dei ricavi complessivi del tessile-moda) è calcolato intorno ai 7,93 miliardi di euro, +1,3%.

 

«Sul bilancio settoriale - si legge nella nota di Smi - incide il recupero delle vendite relativamente sia ai mercati internazionali che a quello interno, principalmente focalizzato su produzioni di capi di alta gamma, spesso destinati alla successiva riesportazione».

 

Se dunque il valore della produzione ha superato i 6 miliardi di euro (con un +0,7%, contro il -1,1% registrato nel 2016), le esportazioni - tramite le quali viene realizzato il 54,6% del giro d'affari - hanno oltrepassato i 4,3 miliardi (+0,8%) e l'import è stato a quota 2,02 miliardi (+1,3%).

 

L'attivo commerciale è stato di 2,3 miliardi di euro, dai precedenti 2,29 miliardi. Il surplus della tessitura ha concorso per il 25,4 % al saldo commerciale del tessile-moda nel suo complesso.

 

La domanda interna si è ripresa (+1%), attestandosi a 3,75 miliardi, dopo un biennio nero, caratterizzato nel 2015 da una contrazione dello 0,6% e nel 2016 da un -1,8%.

 

Secondo le rilevazioni Istat, l'indice dei prezzi alla produzione sul mercato domestico è stato in aumento dell'1,8%, mentre all'estero ci si è fermati a un +0,2% (periodo di osservazione gennaio-novembre 2017).

 

Ci si aspetta che la tessitura laniera, liniera e a maglia archivino l'anno in territorio positivo, al contrario della tessitura cotoniera, per la quale si prevede prosegua un trend negativo, a ritmi comunque contenuti. Ancora in difficoltà anche la tessitura serica.

 

Nel primo trimestre 2017, in base agli studi Istat, la produzione della tessitura ortogonale (esclusa dunque quella a maglia) ha registrato una piccola impennata del +2%: un segnale significativo, visto che era entrata in territorio negativo nel primo quarter del 2015 e ci è rimasta per altri sette trimestri consecutivi. Nel secondo trimestre 2017 si è verificato un calo di tensione (-1,8%), ma nel terzo trimestre il settore si è rimesso in carreggiata (+4,7%). L'incremento medio delle attività produttive sui nove mesi è stato dell'1,4%.

 

Nei primi dieci mesi dello scorso anno i tessuti a maglia e quelli ortogonali a prevalenza di fibra naturale hanno realizzato vendite oltreconfine pari a 3,03 milioni di euro (+0,3%), guadagnando nove milioni sul gennaio-ottobre 2016. Contrario l'andamento in volume, -3,9%. Nello stesso arco di tempo l'import è stato di 1,39 miliardi di euro, +0,2%.

 

Fondamentale il ruolo dell'Ue (51,1%) per le nostre esportazioni, che però hanno ceduto nell'area l'1,1%, anche a causa dell'impasse della Germania e della Francia, in parte controbilanciate dalla Spagna (+7,7%) e dalla stabilità di nazioni quali Regno Unito e Portogallo.

 

Invece il flusso in direzione dell'extra-Ue si è rinvigorito (+1,8%), trainato da Cina (+12,4%) e Hong Kong (-2,9%) in pole position, con un valore di 311 milioni di euro contro i 291 milioni della Germania. In flessione del 2% il Giappone.

 

Alla voce importazioni è accaduto esattamente il contrario: gli approvvigionamenti dall'extra Ue (il 66,3% del totale) si sono ridotti dello 0,8%. Quelli intra-comunitari hanno messo a segno un +2,2% (nella foto, il Cashmere 4.0 del Lanificio Colombo, frutto dell'unione del cashmere con la seta, per una stoffa innovativa di soli 160 grammi, leggera, brillante e ingualcibile).

 

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