il summit di dedagroup stealth

Allo Stealth Day le sfide di Fendi e Twinset con gli algoritmi

Dallo sketch al cliente finale: la tecnologia aiuta a una visione globale e a entrare in dettaglio, come confermano da Fendi e Twinset.

Frédéric Munoz (coo di Fendi, nella foto) e Federico Tamburini (IT & Logistics Director di Twinset) hanno raccontato le evoluzioni in azienda, grazie alle nuove tecnologie e al digital, alla sesta edizione di Stealth Day: un evento organizzato da Dedagroup Stealth (Dedagroup) per condividere con le aziende di moda e lusso strategie, traguardi e sfide utilizzando Stealth, la piattaforma tecnologica per la gestione di tutti i processi (supply chain e produzione, distribuzione e vendite fino al retail). L’appuntamento di quest’anno - ieri nella sede de Il Sole 24 Ore - si intitolava “Designing Fashion Future”.

In questo momento sia per Fendi che per Twinset si apre la fase due, dell’adozione delle soluzioni per il retail, dopo quelle per la produzione. «Finalmente avranno una visibilità precisa gli acquisti, la parte più bassa della filiera del valore e sarà possibile sincronizzare tutta la catena», ha detto Munoz.

Il manager di Fendi ritiene che uno dei pregi delle nuove tecnologie sia quello di permettere di continuare a sviluppare i distretti, detentori del know how. Un percorso complesso - ha ammesso - perché non tutti i componenti della filiera sono al passo con il digitale. «Dobbiamo accompagnare i fornitori in questo percorso - ha detto - e vedo già dei progressi, anche per via del ricambio generazionale».

Per Tamburini di Twinset il passaggio alla nuova fase significa concretamente conoscere in tempo reale, grazie a un'App sullo smartphone, l’andamento delle vendite, ma anche il livello degli stock e lo spostamento delle merci sia per i negozi fisici che per l’e-commerce.

«Ormai gli affitti sono insostenibili - ha affermato il manager di Twinset -. Dobbiamo ridurre il magazzino. La merce deve girare di continuo: bisogna che il prodotto giusto arrivi nel momento giusto e nel negozio dove c’è richiesta. La convenienza di uno spostamento da un punto a un altro non può essere valutata a mano: ci vuole l’algoritmo». La sfida per il marchio di Carpi è «un sistema di vendite retail più moderno, con un processo d’acquisto seamless, qualunque sia il punto di contatto scelto dal consumatore».

Allo Stealth Day Anusha Couttigane, fashion analyst di Kantar Consulting, ha invece illustrato alcuni trend che si stanno delineando nel fashion. Il reshoring è uno di questi, dettato dalla necessità di trasmettere un messaggio di autenticità al consumatore ma anche utile a soddisfare in breve tempo gli shopper di prossimità.

Una strategia da tenere in considerazione, secondo Couttigane, è quella di Lacoste, che ha delle attività in Thailandia e per avere input immediati dal consumatore ha aperto dei negozi nei duty free dell’area.

Altro trend è quello delle alleanze che Couttigane ha definito «strane», che posso davvero rivelarsi fruttuose ma necessitano di conoscere «l’arte di trovare il partner giusto». Alcuni casi vincenti citati dall’esperta sono la capsule collection di Louis Vuitton con Supreme, ma anche l’alleanza fra Zalando e Adidas, che coinvolge e-commerce e negozi fisici del brand dello sportswear, oppure l’intesa fra Alibaba e l’Aeroporto di Liegi, diventato l’hub europeo del colosso cinese delle vendite online.

Terzo trend chiave è quello della riprogrammazione delle uscite dei prodotti nei negozi, che vede tra gli antesignani Moncler con il progetto Moncler Genius (10 designer diversi per 10 mini collezioni, nel secondo round, avviato con la fashion week in corso).

Ma forse potrebbe essere utile anche la calendarizzaizone del retail, sulla base delle festività nei mercati di riferimento e degli appuntamenti di richiamo nei singoli Paesi: conoscerli in anticipo, e muoversi di conseguenza con gli assortimenti nei negozi, può sostenere le vendite complessive.

Ultima tendenza evidenziata dall’esperta di Kantar Consulting è la sostenibilità, strettamente legata al concetto di trasparenza. Stella McCartney è una delle best practice più note, ma ci sono anche piccole realtà focalizzate sul concetto di recupero. A Londra si sta facendo conoscere The Restory, un sito e uno spazio dove si eseguono servizi di riparazione di scarpe e borse. Gli svedesi di Nudie Jeans invece, oltre a produrre jeans rigorosamente non tossici, recuperano il denim e offrono riparazioni gratis per tutta la vita del capo.

e.f.
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