TAVOLA ROTONDA CON ANTIA

Gucci: «Per noi la vera sostenibilità passa da una filiera totalmente tracciabile»

«I consumatori hanno difficoltà a definire cosa è sostenibile e cosa no. Per ragionare in modo davvero oggettivo bisogna farlo con i dati alla mano»: così Nevio Benvenuto, head of Csr & Sustainability di Gucci, durante un incontro recentemente organizzato a Novara presso il Rtw Industrial Operations hub della griffe insieme ad Antia (Associazione Nazionale Tecnici Professionisti Sistema Moda), moderato dal nostro direttore e ceo Marc Sondermann.

La prima regola, secondo Benvenuto,  è capire qual è l’impatto ambientale di un marchio «e in Gucci abbiamo cominciato proprio da questo - ha sottolineato -. Già dieci anni fa abbiamo adottato un conto economico ambientale, l’EP&L, un meccanismo di misurazione dei nostri impatti in questo specifico ambito».

Impatti che, nel caso del brand nell’orbita di Kering, sono legati per il 65% a materie prime e processi di approvvigionamento: «Abbiamo cercato di coinvolgere tutti nel nostro percorso, aiutandoli e fornendo loro un framework operativo».

Riccardo Imberti, che in Gucci riveste il ruolo di Rtw Sustainability and Compliance manager, ha tracciato quello che secondo lui sarà lo scenario ideale per la sostenibilità nel tempo a venire. «Immagino un futuro - ha detto - in cui si può raggiungere una tracciabilità reale e totale della filiera».

A introdurre i lavori della tavola rotonda è stata Erika Andreetta, senior partner di Pwc, presentando una ricerca realizzata presso i consumatori in un arco temporale di otto anni, dedicata all’effettivo valore che questi ultimi attribuiscono agli sforzi delle aziende sulla sostenibilità.

Come ha fatto notare Andreetta, sono sempre di più i giovani che preferiscono prodotti a basso impatto ambientale. «L’ecologia – ha precisato – è una preoccupazione costante per la new generation».

Per la Gen Z e dintorni «sostenibilità significa allungare la vita del prodotto – ha proseguito Andreetta – il che per i marchi comporta un lavoro sui temi della raccolta, del riciclo e del riuso. Ci sono in giro sempre più prodotti nuovi, ma il vero business è proprio questo, raccogliere e riutilizzare articoli che vengono scartati o non più usati per rimetterli in circolo, dal filato al tessuto, fino al prodotto finito». Secondo la senior partner di Pwc, «nei prossimi cinque anni dovremo progettare catene produttive che lavorino sul second hand, ma soprattutto comunicare al meglio le diverse azioni intraprese verso il cliente finale».

Presente sul palco anche Gianluca Tanzi (ceo di Chargeurs Pcc Fashion Technologies), che ha stretto l’obiettivo sugli scenari attuali. «La crisi energetica – ha osservato – ci farà capire una volta per tutte che dobbiamo consumare meno energia. A questo proposito ci sono grandi opportunità a livello di macchinari e di riorganizzazione del lavoro».

In sintesi, siamo di fronte alla classica medaglia a due facce. «Se ricominciassimo a rivedere le produzioni in un’ottica di efficienza energetica – ha chiarito Tanzi – probabilmente scopriremmo delle opportunità che magari prima non avevamo mai considerato, visti i costi energetici bassi. Trovando soluzioni per consumare meno si diventa più sostenibili».

Nella foto, il Rtw Industrial Operations hub di Gucci a Novara

A cura della redazione
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