Tra i protagonisti di White a febbraio

Pin 1876 by Botto Giuseppe fa rotta verso nuovi mercati

La lavorazione dei filati richiede tecnica e soprattutto tradizione: lo sa bene il marchio di scialli e sciarpe Pin 1876 che, grazie all’expertise del lanificio Botto Giuseppe, in cui è nato come divisione accessori, porta direttamente dai suoi stabilimenti di Biella e Udine il cashmere 100% made in Italy al collo dei principali trendsetter italiani e stranieri.

Il brand, che prende il nome dal diminutivo del nome del fondatore del lanificio, Giuseppe, sarà presente alla prossima edizione di White Milano, dove presenterà la collezione FW 20/21 a buyer e giornalisti internazionali.

La rassegna, infatti, rappresenta un punto strategico per la crescita del progetto by Botto Giuseppe, «grazie alla selezione degli espositori e all’impatto comunicativo che questo salone settoriale ha sui media», dicono dall'azienda.

Per questo Pin 1876 conferma la sua terza partecipazione al White, guardando per il futuro all’innovazione delle tecniche di lavorazione e all’espansione oltreconfine, sui mercati di Russia e Medio Oriente.

Tradizione e ricerca sono le parole chiave del marchio e dell’intero lanificio Botto Giuseppe, che per la lavorazione e produzione dei suoi prodotti sfrutta al 100% la verticalizzazione aziendale, offrendo ai suoi clienti anche la possibilità di fare piccoli ordini stagionali, senza gravare sui magazzini.

L’elevata qualità del cashmere proveniente dall’Inner Mongolia e la marketing strategy di Pin 1876 by Botto Giuseppe vogliono rendere protagonista l’accessorio in sé: per questo il digital plan sull’e-commerce è ancora in stand by, mentre l’attuale distribuzione instore conta 700 multimarca, 200 in Italia e 500 all’estero.

Grazie anche alla capillare presenza fisica, i trend di crescita del volume d’affari della divisione del lanificio, il cui fatturato complessivo supera i 60 milioni di euro, sono positivi: negli ultimi tre anni il brand è cresciuto del 30% l'anno, previsione che viene confermata anche per il prossimo triennio.

Per quanto riguarda i primi mercati di riferimento, oltre all’Italia, spiccano Germania, Giappone e America: la quota export rappresenta attualmente il 75%, una percentuale però che la divisione intende aumentare del 5% nei prossimi due o tre anni.

c.bo.
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