Troppo impatto socio-ambientale

Vestiaire Collective dice basta al fast fashion

Vestiaire Collective prende le distanze dal fast fashion. A pochi giorni dal Black Friday fa sapere che sulla piattaforma che vende moda pre-loved non potranno più essere comprate, vendute o inserite proposte “usa e getta”. Una decisione strettamente connessa al suo impegno a diminuire gli sprechi della moda nei prossimi tre anni.

«Abbiamo fatto questo passo perché non vogliamo essere complici di questa industria, che ha un enorme impatto ambientale e sociale - spiega Dounia Wone, chief impact officer della piattaforma resale -. Il sistema attuale incoraggia la sovraproduzione e il consumo eccessivo di articoli di bassa qualità e genera enormi quantità di rifiuti di moda».

Negli ultimi 15 anni la produzione globale di abbigliamento è raddoppiata. Vengono acquistati più capi di bassa qualità che sono indossati il 40% in meno.

Il piano triennale dell’e-commerce include una serie di “criteri per il fast fashion” che definiscono le aziende insostenibili, tenendo conto di fattori come la qualità del prodotto, le emissioni di Co2 e le condizioni di lavoro. Il provvedimento dovrebbe colpire circa il 5% dell’assortimento.

Vestiaire Collective ha preso altre due iniziative. La prima è fare pressione a livello governativo, insieme a The Or Foundation, per la Responsabilità estesa del produttore. La seconda riguarda la ricerca di soluzioni pratiche per gli articoli di fast fashion come il riciclo, l’upcycling e le donazione costruttive (nella foto, lo smistamento di abiti usati in Ghana, a Kantamanto, dove ogni settimana arrivano 15 milioni di articoli da tutto il mondo).

«Vogliamo raggiungere il nostro obiettivo Zero Fast Fashion entro il Black Friday 2024», annunciano dalla piattaforma che poco più di un anno fa è stata valutata 1,7 miliardi di dollari.

e.f.
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