Responsabilità Iva dei marketplace, no dazi sotto le 135 sterline

Brexit: cosa cambia per l’e-commerce

La relazione, lunga e complessa, tra il Regno Unito e l’Unione Europea avrà ufficialmente fine il 31 dicembre 2020. Ma la conclusione del periodo di transizione della Brexit introdurrà nuovi obblighi Iva e doganali in fatto di vendite online. 

A fare il punto su tutte le novità che avranno un impatto sia diretto che indiretto sull’e-commerce è stato Netcomm, con un workshop in cui l’esperto di tematiche legali e fiscali Alan Rhode, co-founder di Taxmen, ha esaminato aspetti centrali come le vendite di merchandising europei con stock in Uk, la responsabilità Iva dei marketplace e i rapporti con l’Irlanda del Nord.

Ma cosa succederà dall’1 gennaio 2021? Schiacciare il bottone del “no deal”, che significa “hard Brexit”, comporterebbe una serie di conseguenze economiche pesanti, tra cui un ritorno di Iva e dazi (evitati solo da colli inferiori alle 135 sterline).

«Se invece si raggiungerà un accordo al fotofinish - fa il punto Rhode - i prodotti di origine europea inviati dal territorio Ue verso il Regno Unito non sarebbero soggetti a dazi doganali in Uk. L’accordo di libero scambio, però, non sarebbe applicabile ad articoli con origine extra Ue, per esempio quelli made in China venduti da un merchant italiano».

A prescindere dall’hard Brexit o meno, quello che davvero conta per le aziende del made in Italy è che dall’1 gennaio 2021 la Gran Bretagna introdurrà una riforma dell’Iva per le vendite a distanza.

Fino a oggi le cessioni e gli acquisti di beni tra il Regno Unito e gli altri Paesi dell’Unione rientravano nelle operazioni intracomunitarie, con l’obbligo di versare l’Iva sui beni inviati e ricevuti, al fine di garantire la libera circolazione delle merci.

Ora la Brexit impone che gli acquisti debbano essere trattati come esportazioni e importazioni, soggetti quindi a dazi Iva e doganali, da versare per fare entrare e uscire beni dal Regno Unito.

«La riforma - spiega Rhode - riguarderà le importazioni in Gran Bretagna di colli dal valore non eccedente le 135 sterline ciascuno, a cui non si applicheranno mai i dazi doganali, e la nuova responsabilità Iva dei marketplace». 

Dal primo gennaio, infatti, realtà come Amazon, eBay e Alibaba saranno responsabili della riscossione e del versamento dell’Iva sulle vendite B2C realizzate da imprese europee non stabilite in Uk, ma con un loro stock nel Paese. 

Una normativa che, tuttavia, non rende esente il merchant italiano non stabilito in Uk ma con stock in loco a fare a meno di una partita Iva, che sarà necessaria per indicare il valore delle vendite tramite marketplace, così da fare reverse charge all’importazione o richiedere rimborsi, oltre che dichiarare e versare l'Iva sulle vendite B2B.

Ma se sul fronte Uk-Ue tutto cambia, lo scenario relativo alle vendite a distanza resta invariato per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, dove restano in vigore le norme Ue.

an.bi.
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