intervistati 1.100 dipendenti della supply chain del lusso

Il Social Sustainability Report di Cnmi: un progetto pilota per una politica salariale equa

Impegnarsi creare condizioni salariali eque e una maggiore sostenibilità sociale sul luogo di lavoro. Questo l’obiettivo del Rapporto sulla Sostenibilità Sociale e del Piano d’Azione sulla Sostenibilità Sociale, pubblicato da Camera Nazionale della Moda Italiana, risultato di un sondaggio svolto presso 45 fornitori di moda di lusso nell’ambito della supply chain italiana del settore, per un totale di 1.100 dipendenti intervistati.

Lo scopo di questo progetto è comprendere meglio le condizioni lavorative e salariali dei lavoratori che operano nel comparto luxury in Italia, tenendo conto anche del ruolo chiave dei contratti collettivi nazionali stabiliti fra datori di lavoro e sindacati. 

«L’obiettivo è comprendere meglio il contesto della supply chain italiana e supportare l’industria per l’adozione e l’attuazione nella cultura aziendale di alcuni principi base - è il commento di Carlo Capasa, presidente di Cnmi -. L’iniziativa costituisce un primo passo e mira a migliorare progressivamente le condizioni salariali lungo le filiere, garantendo la coerenza necessaria quando si tratta di salari».

Il Rapporto e il Piano d’Azione si rifanno all’approccio complessivo di Fair Wage Network che, spiega una nota diffusa dalla Camera della Moda, «definisce il salario equo in base a 12 dimensioni complementari e aiuta a cogliere la realtà a livello della singola impresa in termini di livelli e rettifiche salariali, sistemi retributivi, ma anche altre condizioni lavorative come il numero e il pagamento delle ore di lavoro, l’intensità delle attività lavorative, le opportunità di sviluppo della carriera, l’eventuale discriminazione salariale e i meccanismi del dialogo sociale».

Nel 2019-2020, prima del diffondersi del Coronavirus, Fair Wage Network, insieme a Cnmi, ha effettuato il sondaggio, che ha coinvolto appunto 45 fornitori nazionali e quasi 1.100 dipendenti in tutte le regioni: l'analisi ha spaziato dalle piccole botteghe artigianali alle grandi industrie del tessile, pelletteria, calzature, accessori, fino a molti altri prodotti.

È emerso che nelle realtà esaminate le condizioni lavorative e i meccanismi di tutela sociale sono relativamente solidi, senza pari se confrontati con molti altri fornitori esteri. Dal Rapporto si evince che quasi tutti i fornitori operano nel pieno rispetto delle leggi, mentre quasi il 100% dei lavoratori ha dichiarato di ricevere puntualmente lo stipendio.

Il salario medio lordo presso i fornitori intervistati era di 2.062 euro al momento del sondaggio (secondo semestre 2019 – inizio 2020), ossia superiore quasi del 50% allo stipendio minimo per l’Italia (calcolato da Fair Wage Network a 1.387 euro). 

Uno scenario da cui emerge che il settore del lusso, grazie ai meccanismi di contrattazione collettiva e all’impegno per la qualità, eroga salari equi.

L’81% dei lavoratori interpellati era pienamente (24%) o parzialmente (57%) soddisfatto dalle proprie condizioni di lavoro, mentre l’82% era del tutto (16%) o parzialmente (66%) soddisfatto del salario. 

Nel momento in cui è stato effettuato il sondaggio, il 25% dei fornitori raggiungeva la soglia necessaria ad ottenere la certificazione Fair Wage, mentre il restante 75% era nelle condizioni di raggiungere questo livello nel breve, tramite rettifiche e miglioramenti delle prassi salariali. 

Non mancano le aree in cui si può migliorare: si sente l’esigenza di garantire pagamenti completi per gli straordinari, di collegare ulteriormente i salari a prestazioni, competenze ed esperienza professionale, ottimizzando i sistemi retributivi per permettere ai lavoratori di sviluppare la sensazione di un impegno a lungo termine nel proprio lavoro. 

Il monitoraggio e la contrattazione salariale a livello della singola impresa dovrebbero anche garantire che nessun lavoratore si trovi al di sotto della soglia base richiesta, a causa della propria particolare situazione famigliare o economica, come è emerso in alcuni casi.  

La Camera Nazionale della Moda Italiana punta ora a diffondere i risultati del Rapporto e del Piano d’azione tramite workshop e incontri che favoriscano il dialogo tra aziende, fornitori, associazioni dei consumatori, ministeri e istituzioni, per sensibilizzarli sulla sostenibilità sociale e agevolare l’adozione di politiche salariali eque nell’intera supply-chain. 

Dal 2011 la sostenibilità è un aspetto prioritario per Cnmi, che dal 2016 si ispira ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDG) definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). 

Nel 2018 si è rafforzata l’esigenza di portare in primo piano l'importanza di salari equi, grazie alla creazione della Commissione Cnmi per la Sostenibilità Sociale, formata da Giorgio Armani, Gucci, Moncler, Prada, Salvatore Ferragamo e Valentino. Da qui è partito un progetto volto a definire le condizioni salariali e lavorative nella supply chain italiana che serve il settore lusso e da cui sono scaturiti il Rapporto e il Piano d’Azione appena pubblicati.

Nella foto, il finale della sfilata di Dolce&Gabbana (Spring-Summer 2021)

c.me.
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