Ue e Usa contro l’élite russa

Conflitto Russia-Ucraina: scattano le sanzioni per il lusso

Il quarto pacchetto di sanzioni Ue per la Russia, annunciato nel fine settimana, riguarderà anche l’export di beni di lusso verso il Paese in conflitto con l’Ucraina. Il divieto è un colpo diretto all'élite russa, come ha spiegato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. «Coloro che sostengono la macchina da guerra di Putin - ha detto - non devono più godersi uno stile di vita sontuoso, mentre le bombe cadono sulle persone innocenti in Ucraina».

Una decisione analoga è stata presa venerdì in serata anche dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, che ha imposto restrizioni all'esportazione e al trasferimento di luxury good di origine statunitense non solo in Russia ma anche in Bielorussia. Come ha affermato il vice segretario al Commercio Don Tombe, l'azione è stata intrapresa «in risposta alla brutale e continua invasione russa dell'Ucraina (consentita dalla Bielorussia), in flagrante violazione del diritto internazionale». Finora gli Usa avevano optato per questo genere di restrizione solamente per la Corea del Nord.

Come riportato da Bloomberg, circa due settimane fa i big spender russi stavano incrementato gli acquisti locali di gioielli e orologi, visti come riserva di valore mentre il rublo, con le prime sanzioni, si stava deprezzando e la Borsa restava chiusa. L’incremento è stato confermato dal brand italiano Bulgari (nella foto), che quest’anno dovrebbe inaugurare un hotel a Mosca.

In base a stime di Morgan Stanley riportate dall’agenzia di stampa, gli acquisti dei russi in Russia e all’estero pesano per una quota sotto il 2% sui ricavi complessivi di Lvmh (che controlla Bulgari) e Swatch e risultano inferiori al 3% nel caso di Richemont.

Questo è, in parte, spiegato con l’enorme disparità nella distribuzione di ricchezza, concentrata nelle mani di un numero esiguo di miliardari. La situazione cambia molto anche dalle zone. Nella capitale Mosca il salario medio mensile ammonta a circa 113mila rubli (1.350 dollari al cambio pre-invasione), mentre è notevolmente inferiore nelle zone rurali.

Secondo Bain & Company gli acquisti di beni personali di lusso (tra questi abbigliamento, accessori, hardluxury e beauty) da parte dei consumatori russi rappresentano circa il 2-3% del mercato totale.

Nei giorni scorsi si sono susseguiti gli annunci di brand che hanno deciso di sospendere le vendite nella nazione di Putin, tra cui Hermès, Chanel, Burberry, la stessa Swatch ma anche lo sportswear di Nike e Puma e il fast fashion di H&M, Zara e Mango.

Non tutti la vedono come una reale presa di posizione pro-Ucraina, ma c’è già chi pensa che la decisione o meno di proseguire gli affari con la Federazione russa possa sollevare questioni sul fronte Esg, cioè nella valutazione di un’azienda tenendo conto di aspetti come quelli ambientali, sociali e di governance. Anche gli investitori nella moda quotata, infatti, potrebbero non vedere di buon occhio un certo approccio al business mentre la Russia prosegue gli attacchi all'Ucraina.

Nel frattempo il Paese è visto già a un passo dal default. Secondo le previsioni della banca d’affari americana JP Morgan il Pil russo dovrebbe registrare un calo del 35% nel secondo trimestre di quest'anno e dovrebbe terminare il 2022 con un -7%, paragonabile alle crisi del 1998 e del 2008. La sanzioni, come hanno spiegato gli analisti, hanno mandato in stallo il commercio con l’estero, ridotto la produzione e colpito le catene di approvvigionamento.

La prossima mossa di Mosca, come si ipotizza in queste ore, potrebbe essere la nazionalizzazione forzosa delle aziende che decidono di abbandonare il Paese.

e.f.
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