UN lungo contenzioso

Zegna vs Yves Zegnoa: la Suprema Corte cinese dà ragione al gruppo italiano

La Suprema Corte del Popolo della Cina, la più alta autorità della giustizia cinese, si è pronunciata per la prima volta contro la violazione del diritto di proprietà intellettuale a favore di una società non cinese.

Nello specifico, si tratta di Ermenegildo Zegna, al centro di un contenzioso giuridico che vedeva contrapposti da un lato il gruppo italiano e, dall'altro, un operatore locale che commercializzava capi di abbigliamento e accessori con il marchio Yves Zegnoa.

Il verdetto, passato definitivamente in giudicato, ha riconosciuto che l’imitazione del logo del brand italiano - molto noto nel Paese del Dragone, dove è presente da circa 30 anni - rappresenta una violazione del diritto di proprietà intellettuale.

«L’Alta Corte cinese - specifica un comunicato - ha punito la malafede dell’operatore locale, entrando nel merito degli strumenti di  comunicazione utilizzati che, ad esempio, enfatizzavano graficamente solo la parte finale del logo, ovvero Zegnoa, determinando un sounding molto simile all’originale».

La decisione a favore dell'azienda di Trivero ha ribaltato le opposte sentenze dei gradi inferiori di giudizio, in base alle quali i due marchi «non presentavano significative similitudini».

Soddisfatto il ceo del gruppo Ermenegildo Zegna, Gildo Zegna (nella foto), «in quanto la sentenza non solo tutela i nostri diritti nel campo della proprietà intellettuale in Cina, riconoscendo l’alta reputazione e il valore del nostro brand, ma anche perché rappresenta la conferma della positiva evoluzione della giurisprudenza cinese a tutela della concorrenza».

«Un’evoluzione - sottolinea l'imprenditore - in direzione di un mercato sempre più equo e senza discriminazioni, regolato nell’interesse di tutti gli operatori nazionali e internazionali presenti sul territorio cinese».

a.b.
stats