UN MERCATO A DUE VELOCITà

Pelletteria: Italia ancora stagnante, dinamico l’export

Il primo semestre del 2019 prosegue sulla rotta dell’intero 2018, al ritmo di due velocità: da un alto con l’ennesima contrazione degli acquisti delle famiglie italiane sia in volume che in spesa e, dall’altro, con un sensibile incremento delle vendite all’estero in termini di valore (+27,5%), a testimonianza dell’ulteriore innalzamento del livello qualitativo della nostra produzione, controbilanciato però da un trend meno brillante in volume (+3,1%).

Questa la fotografia che emerge dalle cifre elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assopellettieri e confermate dalle indicazioni sulla congiuntura fornite dagli operatori del settore - composto in gran parte da realtà di piccole dimensioni – che risultano caratterizzate da una forte disomogeneità, con la presenza diffusa di andamenti decisamente meno premianti rispetto alla media settoriale, quando non addirittura negativi. 

Guarda caso i dati di Infocamere-Movimprese segnavano a fine giugno 2019 un saldo negativo nel numero di imprese pari a 78 unità in meno rispetto a sei mesi prima, a dimostrazione della coesistenza nella filiera di molteplici velocità e differenze di performance tra gli operatori, avvalorata da un incremento nelle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate per le aziende dell’area pelle (pelletteria, concia e calzature) nella prima metà del 2019 (+27,1%, secondo i dati Inps). 

Uno scenario a macchia di leopardo, confermato dalla graduatoria dei mercati di sbocco. L’analisi per Paese mette infatti in luce come l’andamento decisamente favorevole sia da attribuire esclusivamente ai flussi diretti in Svizzera, tradizionale piattaforma logistico-distributiva dei grandi brand internazionali della moda, raddoppiati in valore nei primi cinque mesi dell’anno (+112,7%), con un +14,2% in quantità. 

Al netto delle vendite in Svizzera - confermatasi prima destinazione in valore, con una quota del 38,5% sul totale, e seconda in quantità, a ridosso della Germania - l’export settoriale si ridurrebbe infatti a un +2% tendenziale in valore, con un +1,6% in chilogrammi e prezzi medi pressoché fermi (+0,4%). 

Andando più in profondità, l’avvio 2019 risulta caratterizzato dall’ulteriore frenata della Russia e da dinamiche stagnanti (quando non recessive) in diversi mercati comunitari, Germania in primis (-10,1% in volume e +0,7% n valore).

Nell’insieme, i flussi verso l’Unione Europea sono rimasti in valore sui livelli 2018 (-0,1%), con una crescita del 3,6% nei chilogrammi, favorita dai positivi andamenti in Francia (+3,3%) e Regno Unito (che, nonostante l’incertezza legata a una possibile Brexit no deal, registra nei primi cinque mesi un incremento prossimo al 10%, pur con un - 3% in valore). Segni negativi in volume, oltre che per il mercato tedesco, si rilevano anche per Austria (-3,9%), Romania (-19,2%) e Portogallo (-4,4%). 

Anche fuori dall’Unione, le aziende hanno raccolto risultati altalenanti. In Russia, dopo il parziale recupero del biennio 2016-2017 e la brusca interruzione del 2018, anche la prima parte dell’anno è stata caratterizzata da dinamiche sfavorevoli (-21,5% in valore e -28,4% nei chilogrammi).

Trend penalizzanti anche per Ucraina e Kazakistan, come pure per il Medio Oriente, con flessioni sia negli Emirati Arabi che per Arabia Saudita. Bene invece gli Usa, la Corea del Sud e la Cina: tutti con incrementi superiori al 10%, sia in valore che nel peso. 

Quanto al mercato cinese, l’aumento è stato accompagnato da una contemporanea frenata dei flussi verso Hong Kong, scesi del -24,4% in quantità e del -8,3% a valore. L’aggregato “Cina continentale+Hong Kong” segna una tenuta in valore (+1%) ma un arretramento del 9,3% nei chilogrammi.

Restando nel Far East, il Giappone evidenzia variazioni contenute ma positive (+3,5% in valore e +0,5% in quantità), in flessione Singapore (-30%), positiva la Thailandia.

Tornando in Italia, si assiste a un ennesimo rallentamento dei consumi: -4,8% in quantità e -3,1% in spesa sui primi sei mesi 2018, secondo le rilevazioni di Sita Ricerca. Contrazioni a doppia cifra si registrano per il dettaglio tradizionale (12,6% in quantità) e le grandi superfici specializzate (-11%), mentre un calo molto più contenuto in volume investe le catene di negozi (-1,2%, accompagnato da un incremento in valore).

Cresce invece l’e-commerce (+9,2% in quantità ma solo +0,2% in spesa, ulteriore segnale dell’estrema attenzione al fattore prezzo): un canale che ha raggiunto una quota del 12,5% sul totale acquisti in volume di beni di pelletteria effettuati dalle famiglie.

A cura della redazione
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