UN NUOVO IMPIANTO NORMATIVO

Stretta sulle big tech: semaforo verde dell’Ue al “pacchetto digitale”

Via libera alla nuova stretta sulle big tech. Il Parlamento europeo ha infatti approvato, in via definitiva e con una larga maggioranza, la legge sui servizi digitali (Digital Services Act) e quella sui mercati digitali (Digital Markets Act), confermando gli accordi raggiunti con il Consiglio Ue sui due testi legislativi rispettivamente il 23 aprile e il 24 marzo scorsi.

Si tratta di un pacchetto che punta a contrastare le pratiche sleali e l’abuso di posizione dominante: un modo per disciplinare tutto l’ecosistema digitale europeo e mettere paletti a superpotenze extra Ue come Google, Apple, Facebook e Amazon, istituendo nuove regole e spianando la strada a una diversa concezione dei media digitali.

Nella fattispecie, la legge sui servizi digitali (Digital Services Act) introduce obblighi specifici per i fornitori, come social media o mercati online, proporzionati alle dimensioni e ai rischi a essi collegati, con nuove misure per raggiungere determinati obiettivi: contrastare i contenuti illegali e potenziare la tracciabilità sugli operatori attivi online, garantire una maggiore trasparenza (ad esempio sulla moderazione dei contenuti e sull’utilizzo degli algoritmi per la raccomandazione degli stessi), vietare le pratiche ingannevoli e alcune tipologie di pubblicità, riguardanti in particolare minori o dati sensibili. Una serie di norme che per le realtà più grandi, con oltre 45 milioni di utenti mensili, diventano ancora più stringenti con ulteriori obblighi.

Quanto alla legge sui mercati digitali (Digital Markets Act), definisce norme chiare per regolamentare l’operato delle grandi piattaforme online, che possono esercitare una funzione di controllo su imprese e utenti grazie al loro statuto di gatekeeper (guardiani dell’accesso).

Per evitare pratiche commerciali scorrette e garantire un ambiente più equo, questi ultimi saranno obbligati a consentire a terzi di interagire con i propri servizi e a non impedire l’accesso degli utenti a piattaforme minori. In questo modo gli user avranno a disposizione una scelta più ampia ed eviteranno il cosiddetto effetto “lock-in”, ovvero l’imposizione di una limitazione d’uso a una sola app o piattaforma.

Tra gli altri obblighi, gli operatori dominanti non potranno classificare i propri prodotti o servizi in modo più favorevole rispetto agli altri attivi sul mercato, impedire agli utenti di disinstallare facilmente qualsiasi software o applicazione pre-installata o di utilizzare applicazioni e app store di terzi, ma anche elaborare i dati personali degli utenti a fini di pubblicità mirata senza il loro esplicito consenso.

Inoltre, gli utenti commerciali dovranno poter accedere ai dati che generano nella piattaforma del gatekeeper, per promuovere le proprie offerte e concludere contratti con i propri clienti anche al di fuori di quella piattaforma.

Per gli inadempienti sono previste sanzioni con un’ammenda fino al 10% del fatturato mondiale complessivo o fino al 20% nel caso di reati reiterati.

Le due leggi dovrebbero essere approvate in via ufficiale dal Consiglio rispettivamente a luglio e a settembre. Solo successivamente troveranno posto in Gazzetta ufficiale, per entrare in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione.

In particolare, si prevede che il Digital Services Act si applicherà 15 mesi dopo l’entrata in vigore o dal primo gennaio 2024, mentre per le norme relative al Digital Markets Act si parla di quattro mesi dopo la loro designazione da parte della Commissione.
a.t.
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