Un sondaggio tra gli uomini europei

Dockers: «Millennials insofferenti alle divise. Vince il new formal»

Giacca+cravatta o chino+camicia? I white collar delle aziende europee sembrano sempre più insofferenti verso le “divise” sul posto di lavoro. Lo rivela una ricerca realizzata dalla società spagnola We Are Testers per Dockers, da cui emerge che per il 34% degli europei il completo formale è uno dei tre outfit più fuori moda per andare in ufficio. A prevalere, oggi, è la cura nella scelta del vestire, che sia formale o disinvolto. Ma non tutte le aziende sono pronte al cambiamento.

Sono passati 30 anni da quando la label americana introduceva il concetto di Casual Friday, con una guida all’abbigliamento informale per il venerdì, inviata a 25mila responsabili delle risorse umane negli Stati Uniti.

Oggi è arrivato il momento di fare il punto della situazione, grazie al sondaggio che ha coinvolto 1.600 tra manager, impiegati e professionisti di età compesa tra i 18 e gli oltre 40 anni, intervistati lo scorso autunno in Francia, Spagna, Gran Bretagna e Turchia. Ma anche con un nuovo proclama, il Casual Book, una visual guide che dà ispirazioni di stile per ogni occasione lavorativa e non solo.

L’ampia ricerca promossa da Dockers restituisce il ritratto di una società trasversale per età e gusti, d’accordo però su un punto fondamentale: l’abbigliamento formale classico non è (o non dovrebbe essere) più la chiave per accedere alle posizioni di vertice in azienda.

Potendo scegliere, solo il 17% dei Millennials intervistati ha dichiarato che indosserebbe un completo formale e ben il 34% del campione, compresi gli ultraquarantenni, ritiene questo genere di outfit uno dei tre più fuori moda per andare in ufficio.

Per tre uomini su quattro, addirittura, la mancanza di un dress code specifico in una determinata azienda costituirebbe una motivazione in più per desiderare di lavorarvi. 

In effetti, pare che anche le società di ricerca del personale non ritengano più il completo formale un elemento basilare per giudicare un candidato: «Nel colloquio è sempre gradito un abbigliamento che faccia trasparire affidabilità e serietà. Quindi giacca e cravatta non sono importanti quanto la cura e l’attenzione che si mette nel vestirsi, in particolare nelle professioni creative», spiegano da Articolo1, società specializzata nella selezione di figure professionali nel settore pubblico e nella moda. 

La scommessa, insomma, è sempre più superare i confini tra formale e informale, in nome di nuovi equilibri. Ma le abitudini sono difficili da sradicare e in molti casi la “divisa” lavorativa continua a rappresentare un must. Come evidenzia la ricerca, infatti, un quarto degli intervistati la indossa tuttora ogni giorno e un altro quarto lo fa spesso. Ciò vuol dire che la metà del campione è ancora legata ai cliché della tradizione.

Questo perché in molte aziende si fa fatica a cambiare punto di vista: sei realtà su dieci richiedono infatti ancora l’uso della giacca e della cravatta almeno in occasioni come riunioni, incontri di vertice, presentazioni a clienti, mentre il 33,7% lo esige in ogni momento. Un dato, quest’ultimo, “mitigato” dal ben 39,3% che non applica oggi alcun dress code.

In Francia, in particolare, poco più della metà delle aziende non ha regole interne in merito, mentre in Turchia, molto più rigida, solo il 28,4% dei player è pronto ad accettare che un dipendente entri in ufficio vesito casual. 

Le indicazioni dunque non sono univoche, ma più l’età si abbassa e più l’insofferenza per le costrizioni della “divisa” è forte. «Il cambio di passo, anzi di stile, è guidato in modo evidente dagli under 40 – chiarisce Joan Calabia, direttore marketing di Dockers Europe-. Dopo la recessione del 2008, il collasso del sistema bancario e la crisi dei subprime negli Stati Uniti, questa generazione mostra in ogni modo il proprio rifiuto per l’establishment, di cui il completo formale è un simbolo».

Non a caso, una parte rilevante del campione analizzato, trentenni o dintorni, ritiene che la mancanza di un dress code aziendale renda più felici e più produttivi. 

c.me.
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