Un successo che non nuoce ai big del lusso

Il mercato del reselling cresce del 12% l'anno: nel 2021 varrà 36 miliardi di dollari

L'industria del reselling aumenterà il turnover da 25 miliardi di dollari nel 2018 a 36 miliardi di dollari nel 2021, arrivando a rappresentare circa il 9% del mercato del lusso.

Sono questi gli ultimi dati di uno studio condotto da Bcg-Altagamma per Vestiaire Collective, che mette sotto i riflettori il second-hand del lusso, un mercato che negli ultimi due anni è esploso, con vendite globali aumentate al ritmo di una media stimata del 12% di anno in anno, rispetto a una crescita media del 3% dell'alto di gamma.

Secondo il sondaggio, condotto su un pool di più 10mila clienti di Vestiaire Collective nell’ottobre 2018 e sulla base di 12mila intervistati nel sondaggio Bcg x Altagamma, fondamentali nella rapida crescita del mercato del reselling sono aspetti come l'offerta sempre più ampia e curata, il cambiamento delle preferenze dei consumatori, i prezzi accessibili e la crescente professionalità.

Un business che, in base alle analisi, non entra in conflitto con le attività dei colossi del lusso, che spesso considerano il mercato del second-hand una minaccia. Gli acquirenti di luxury good second-hand di solito sono infatti consumatori che non hanno accesso al mercato primario del settore: il 71% degli intervistati infatti acquista articoli e brand di seconda mano che non potrebbe permettersi altrimenti.

Il mercato dell'usato è quindi un canale importantissimo per i marchi di lusso, attraverso cui connettersi e ancorarsi alla mente di potenziali futuri clienti primari. Mano a mano che i clienti del lusso di seconda mano maturano, il loro potere d'acquisto tende ad aumentare, rendendoli pronti a passare al mercato primario.

Tra gli intervistati, il 57% ha dichiarato che comprerebbe sicuramente o prenderebbe in considerazione l'acquisto direttamente nel mercato primario, il che li rende ottimi futuri potenziali acquirenti per questo segmento.

Ma non è tutto: chi vende articoli second-hand in genere usa il reselling per recuperare parte dei soldi da destinare agli acquisti di articoli first-hand a prezzo pieno. Dei venditori intervistati, il 32% ha dichiarato di aver fatto ricorso all'opzione "re-sell" perché voleva acquistare nuovi beni di prima mano.

«Gli acquirenti e i venditori del mercato second-hand di lusso non sono gli stessi. Chi acquista di solito non può permettersi nuovi prodotti: ecco perché l’usato di alta gamma funge da apripista al mondo del lusso. I venditori di articoli pre-loved solitamente comprano beni di lusso tradizionali, che vendono per reinvestire in nuovi prodotti a prezzo pieno», osserva Olivier Abtan, managing director e partner di Bcg.

La maggior parte dei clienti del luxury vintage è attratta dai prezzi accessibili: ben il 96% degli intervistati ha dichiarato di acquistare articoli di lusso pre-loved, perché in una certa qual misura è alla ricerca di un buon rapporto qualità-prezzo.

Un altro vantaggio di questo canale risiede nell’esclusività: il 62% degli acquirenti è alla ricerca di prodotti fuori stock, fuori collezione o in edizione limitata, mentre l’83% sceglie l’usato per l’ampia scelta di prodotti e brand che potrebbero non essere più disponibili in versione nuova.

«Il mercato dell’usato ha democratizzato la moda, esponendo abiti e accessori di lusso a un pubblico più vasto. Oltre alla disponibilità di capi vintage e collezioni più recenti, i consumatori aspirano ad articoli rari o iconici, come le edizioni limitate e le collaborazioni più insolite del lusso tradizionale», sintetizza Maximilian Bittner, ceo di Vestiaire Collective.

Lo studio condotto da Bcg-Altagamma rivela che il 59% dei consumatori di lusso, sia nel mercato primario che in quello secondario, è influenzato dal fattore sostenibilità, mentre il 17% dei clienti dell'usato si indirizza al second-hand perché lo considera «un comportamento veramente sostenibile».

«Il mercato del second-hand prolunga la vita degli articoli di lusso: nel 62% dei casi si tratta di abiti mai o quasi mai indossati. I brand che desiderano essere più eco-friendly beneficiano di questa economia circolare», conclude Abtan di Bcg.

Nella foto, Olivier Abtan di Bcg e Maximilian Bittner di Vestiaire Collective

an.bi.
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