UNA RICERCA DI ADYEN

Pagamenti unificati e più tecnologia: per i retailer è ora di fare un salto di qualità

Investire in tecnologie digitali, con un focus sulla fase delicata dei pagamenti, è oggi di vitale importanza per le aziende, anche della moda: lo ribadisce una ricerca realizzata da Adyen (piattaforma globale di tecnologia finanziaria) presso oltre 40mila consumatori e 10mila aziende, rispettivamente in 26 e 23 Paesi, per mappare i comportamenti d’acquisto da un lato e, dall’altro, le strategie delle imprese per affrontare i cambiamenti in atto.

Attualmente un’impresa su cinque, soprattutto nei settori retail, food and beverage e hospitality, ha integrato le proprie soluzioni di pagamento con altri sistemi di gestione organizzativa, come l’inventario e la supply chain. Una scelta vincente per quasi la metà (49% in generale e 47% in Italia) degli intervistati, che affermano di avere migliorato il proprio posizionamento sul mercato grazie agli investimenti realizzati.

C'è ancora molto da fare, ma cresce la consapevolezza che le svolte non sono più rimandabili: solo il 22% dei merchant del nostro Paese afferma di avere già avviato un percorso di integrazione digitale del business, ma il 95% prevede di investire ulteriormente in tecnologia durante il 2022. Secondo Adyen, la digitalizzazione del business potrebbe portare 184 miliardi di euro all’economia legata al retail italiano.

Del resto, il 60% dei consumatori interpellati in Italia, abituati durante i lockdown a surfare tra online e offline, si aspetta dai brand un salto di qualità: il 55% afferma di avere utilizzato le app di shopping con maggiore frequenza durante la pandemia e il 62% dichiara di preferire il pagamento con carte di credito rispetto ai contanti.

Profonda la metamorfosi delle abitudini d’acquisto anche nei negozi fisici, dove si impongono format come lo shopping endless aisle (basato su chioschi o terminali per verificare la disponibilità di scorte aggiuntive per la consegna a casa) e nuove soluzioni di pagamento tramite Qr code o Mobile Pos. Il 63% dei consumatori italiani del panel si dichiara più propenso ad acquistare presso retailer che utilizzano la tecnologia per migliorare l'esperienza di acquisto all’interno dei punti vendita.

Adyen conclude citando un dato: il 68% dei retailer nazionali che hanno permesso ai clienti di acquistare e completare facilmente le transazioni attraverso l’integrazione tra canali online e offline ha registrato una crescita del 20%.

Come si legge in una nota, una componente non trascurabile è che l’utilizzo di un sistema unificato di gestione dei pagamenti permette di offrire servizi altamente personalizzati e gratificanti. Non a caso, il 67% degli italiani monitorati da Adyen si aspetta che le aziende migliorino il modo di effettuare ricompense dopo l’acquisto e il 68% si dice disposto a scaricare l’app di un rivenditore per ricevere premi fedeltà.

Il punto vendita fisico continuerà a essere importante per gli shopper italiani: ne è convinto il 53% dei marchi del campione, mentre il 56% conta di incrementare la percentuale di entrate dal sell out instore nel corso dell’anno. Ma è ancora minoritaria (22%) la percentuale di player già in grado di offrire il format buy online-return instore.

«Il nostro studio – commenta Philippe de Passorio, country manager di Adyen in Italia – conferma la necessità di offrire esperienze di acquisto sempre più fluide e integrate tra fisico e digitale, a partire proprio dai pagamenti».

Questo, secondo de Passorio, «è solo il punto di partenza. La tecnologia deve permeare tutto il business, per migliorare sia le operazioni interne che l’esperienza del cliente».

Quando le imprese riescono a collegare tra loro i diversi comparti organizzativi «possono usare i dati provenienti da tutti i processi aziendali, in modo da garantire un servizio su misura, aumentando la redditività del business».

In base alle proiezioni di Adyen l’accelerazione della digitalizzazione potrebbe aumentare del 2% la performance economica totale del settore in Italia durante i prossimi cinque anni «e questa – conclude de Passorio – è la chiave del vantaggio competitivo del retail moderno».

Il 30% dei marchi intervistati, infine, si avvale dei dati dei clienti - in particolare quelli relativi alle transazioni - per migliorare la shopping experience. Non sembrano esserci particolari problemi da questo punto di vista lato consumatori: il 54% è d’accordo con l’uso da parte dei brand di informazioni sui propri comportamenti d’acquisto, se ciò si traduce in un’esperienza migliore e più appagante. Occorre però per il 40% un consenso esplicito e il 36% sottolinea che l’archiviazione e l’utilizzo dei dati non può prescindere da garanzie su sicurezza e privacy.

 

 

a.b.
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