Una ricerca di McKinsey

Il riciclo dei tessuti in Europa potrebbe creare 15mila posti di lavoro e profitti fino a 2,2 miliardi

Quello dei rifiuti tessili è un problema enorme per l’Europa: attualmente ne vengono prodotti tra i 7 e i 7,5 milioni di tonnellate l’anno, provenienti soprattutto dai capi scartati dai consumatori, ma solo il 30-35% viene raccolto separatamente e meno dell’1% viene riciclato sotto forma di altri indumenti.

In base alla legislazione Ue, in vista del 2025 tutti gli Stati membri dovranno effettuare una raccolta differenziata dei rifiuti tessili, tanto che entro il 2030 saranno 1,7 milioni di tonnellate quelli disponibili per il riuso, ma non esiste ancora un piano su larga scala per il loro trattamento.

Una possibile soluzione a questa impasse viene fornita dallo studio Scaling textile recycling in Europe - turning waste into value di McKinsey & Company, sostenuto dall'iniziativa ReHubs di Euratex, che mira a ottenere il riciclo da fibra a fibra per 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti tessili entro il 2030.

In base al report, almeno un quinto dei rifiuti tessili potrebbe dare vita a un nuovo capo di abbigliamento e ragionare in chiave circolare consentirebbe di trasformare il rifiuto in valore, ponendo le basi per un nuovo sistema produttivo. Tradotto in numeri, le proiezioni parlano di 15mila posti di lavoro in Europa entro il 2030, di un mercato di 6-8 miliardi di euro e un bacino di profitto compreso tra 1,5 e 2,2 miliardi di euro.

Oltre a creare un’industria redditizia, il riciclo su larga scala porterebbe importanti benefici ambientali, consentendo di risparmiare 4 milioni di tonnellate di C02, equivalenti alle emissioni cumulative di un Paese delle dimensioni dell’Islanda.

Tuttavia, per sfruttare appieno questo potenziale saranno necessari investimenti pari a 6-7 miliardi di euro entro il 2030, come sottolinea lo studio, che dovranno interessare tutta la catena del valore, dalla raccolta e lo smistamento dei rifiuti tessili fino alla creazione di impianti ad hoc.

Una delle principali sfide riguarda il cosiddetto riciclo da fibra a fibra, ossia la creazione di nuova fibra a partire da quella esistente, evitando l’incenerimento e il conferimento in discarica: una pratica che oggi viene applicata a meno dell’1% dei rifiuti tessili.

Secondo gli autori di McKinsey questa percentuale potrebbe salire fino al 70% entro il 2030. Il restante 30% richiederebbe un riciclo a ciclo aperto o altre soluzioni, come la produzione di syngas (gas di sintesi) attraverso il riciclo termochimico.

a.t.
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