Una ricerca di pwc

Nella moda italiana più donne nei cda, ma sotto la media europea

Nel 2021 i best performer nel settore moda italiano quanto a presenza femminile nei cda sono stati Brunello Cucinelli e Salvatore Ferragamo - entrambi con sei donne nel board -, seguiti da Tod’s (cinque). È quanto emerge dalla ricerca Donne e Moda: il Barometro 2022, promossa da PwC Italia con Il Foglio della Moda (inserto de Il Foglio) e presentata con un evento a Milano.

In base alle analisi di PwC effettuate sulle visure di 57 aziende associate a Camera Moda, tre donne su dieci sono riuscite a entrare negli organi societari del comparto (30,4% di rappresentanza femminile), segnando nel 2022 una crescita del 7,8% rispetto al 2020.

Nei cda del fashion la componente femminile è del 25,6% (+11,6% sul 2020), sotto la media europea, pari al 32,7%, e lontano da quella dei player internazionali, che vedono la Francia in testa con il 41,7% di donne nei board, seguita da Usa (37,9%) e Regno Unito (36%), in base ai dati di Mediobanca.

A livello globale l’anno scorso sono state nominate nella moda poco più di 80 nuove ceo donne, dalle 100 del 2020 (fonte Nextail, Fashion Newest Ceos, 2021 e 2022).

«Abbiamo un notevole gap da colmare rispetto al settore a livello globale ed europeo - riflette Erika Andreetta, Emea Luxury Community Leader di PwC Italia -. Auspichiamo che le misure in cantiere da parte del governo e una maggiore attenzione alla formazione Stem da parte dell’universo femminile possano contribuire a uno sviluppo paritario e sostenibile del comparto».

Oltre a Cnmi, anche Confindustria Moda, Sistema Moda Italia, Cna Federmoda e Unic (Unione Nazionale Industria Conciaria) hanno dato il proprio contributo allo studio. In particolare, si evince che il tessile-abbigliamento nel 2020 ha registrato una media di manodopera femminile del 59,8%, superiore di oltre 30 punti percentuali alla media del manifatturiero nazionale nel complesso (28,7%).

Le donne occupate nell’industria tessile sono il 49% del totale, con una punta del 66,7% nell’abbigliamento. Si tratta soprattutto di impiegate (67,5% del totale), operaie (58,2%) e apprendiste (58,1%).

Parlando di donne “quadro” si scende al 37,6%, contro il 62,4% di uomini, e a livello dirigenziale ci si limita al 22,6% contro il 77,4% di uomini.

Considerando solo il segmento delle lavoratrici, nel tessile-abbigliamento quasi 7 su 10 sono operaie e solo lo 0,9% quadri e lo 0,3% dirigenti.

In ambito conciario le donne sono il 18% dei lavoratori, per un valore assoluto di 3.109 addette, di cui circa l’89% con contratto a tempo determinato. Solo il 9%, secondo Unic, ricopre un ruolo esecutivo o dirigenziale.

Tra le Pmi associate a Cnmi, Smi, Cna e Unic più della metà (51%) dichiara una presenza di donne lavoratrici superiore al 60% e oltre il 36% afferma di avere un cda con una quota femminile oltre il 60%, mentre quattro ceo su dieci sono donne.

«La filiera della moda nazionale - conclude Andreetta - ha la necessità di una riqualificazione e di un inserimento delle nuove generazioni, per dare sostenibilità a questo importante settore del Sistema Paese. Gli istituti tecnici, i corsi universitari, i master in ambito digitale e le nuove tecnologie giocheranno un ruolo fondamentale per mantenere competitivo il settore a livello internazionale».

Se si analizzano il tessile-abbigliamento e il comparto conciario l’occupazione femminile si concentra per il 32,8% nella fascia di età tra i 40 e i 49 anni, ma sotto i 29 anni non si va oltre il 9,8% e sopra i 60% ci si ferma al 6%.

 

 

a.b.
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