Un’analisi di Confindustria

Bello e ben fatto: c’è un potenziale di 82 mld di export da sfruttare, 20 mld per la moda

Gli effetti della pandemia non hanno risparmiato i beni di consumo belli e ben fatti del made in Italy (Bbf) e la moda è tra i comparti che più hanno sopportato gli effetti della pandemia sia diretti (chiusura ripetuta delle attività commerciali, stop delle fiere in presenza e criticità legate alle trasferte) che indiretti (condizionamenti alla mobilità e alla socialità).

Ma ci sono delle opportunità da sfruttare nei mercati avanzati ed emergenti, come emerge dal recente report di Confindustria Esportare la Dolce Vita, che quantifica le esportazioni di Bbf nazionale in 135 miliardi di euro. Il margine di miglioramento delle posizioni conquistate vale, secondo il Centro Studi Confindustria, 82 miliardi di euro di export. 

Tale potenziale per le eccellenze italiane (in termini di design, cura nei dettagli, qualità dei materiali e delle lavorazioni) è stato calcolato valutando il possibile ampliamento delle attuali quote di mercato rispetto a quelle dei concorrenti che, per struttura dei costi di produzione e qualità dei prodotti esportati, hanno caratteristiche simili a quelle dell’Italia. La cifra è ripartita per oltre tre quarti nei Paesi avanzati (62 miliardi di euro) e per la restante parte negli emergenti (20 miliardi di euro). Per la moda in senso allargato (abbigliamento, tessile casa, pelletteria, calzature, occhialeria e gioielli) il potenziale sfiora i 14 miliardi nei mercati avanzati e ammonta a 6,4 miliardi negli emergenti.

I Paesi avanzati sono il mercato maggiore del mondo Bbf: il reddito pro-capite alto fa sì che la domanda sia più intensa rispetto a quella dei consumatori degli emerging market. Gli aspetti negativi sono però che i trend demografici ed economici appaiono relativamente lenti e un’azienda può crescere se erode quote ai concorrenti o non perde le proprie.

La dinamicità degli emergenti è invece legata alla spiccata crescita della classe media. «L’Asia - osservano i ricercatori - è l’area dove la classe media benestante si sta diffondendo più rapidamente, trainata soprattutto dalla Cina, con uno stock di oltre 265 milioni di cittadini con redditi e standard di consumo in linea con quelli dei Paesi avanzati nel 2020. Un numero che potrebbe crescere di altri 70 milioni di unità da qui al 2025».

In India lo stock dei nuovi ricchi è relativamente basso come incidenza sulla popolazione, ma è in forte crescita: quasi 30 milioni in più al 2025. Thailandia, Vietnam e Malesia contano insieme altri 35 milioni di individui nella classe media benestante. In Russia si arriva a 50 milioni, in Brasile 42 milioni e altri 30 milioni in Turchia.

A trainare le esportazioni di Bbf nei Paesi avanzati è la forte condivisione di gusti e standard, che riflettono una sostanziale affinità dei contesti culturali. Sono stati con cui l’Italia tesse relazioni economiche, politiche e strategiche, e con cui i legami geoeconomici sono particolarmente stringenti. I maggiori sono gli Usa (15,5 miliardi di euro di potenziale sfruttabile), la Germania (5,2 miliardi) e la Francia (4,4 miliardi). I mercati emergenti principali sono invece Cina (3,9 miliardi di euro), Emirati Arabi Uniti (3,2 miliardi) e Russia (1,3).

Esaminando più in dettaglio le opportunità per la moda, l’abbigliamento-tessile casa dovrebbe puntare su Stati Uniti (1,6 miliardi il potenziale sfruttabile previsto), Giappone (1 miliardo) e Germania (1 miliardo). Tra gli emergenti spiccano Russia (248 milioni), Arabia Saudita (231 milioni) ed Emirati Arabi Uniti (176 milioni).

La pelletteria dovrebbe fare rotta su Giappone (350 milioni), Regno Unito (150 milioni), Usa (127 milioni), Arabia Saudita (125 milioni), Emirati (44 milioni) e Russia (43 milioni).

Le calzature possono conquistare altre quote negli States (942 milioni il potenziale), in Germania (338 milioni) e in Giappone (178 milioni). Tra gli emerging sono visti come dinamici Russia (223 milioni), Emirati (80 milioni) e Arabia Saudita (59 milioni). 

Oreficeria e gioielleria hanno chances in più soprattutto in Svizzera (979 milioni), Regno Unito (468 milioni), Giappone (153 milioni), Emirati (2,3 miliardi), Iraq (993 milioni) e San Marino (139 milioni).

L’occhialeria dovrebbe mirare a Usa (153 milioni), Giappone (55 milioni) e Canada (46 milioni). Tra i Paesi emergenti la Tailandia (35 milioni), l'India (30 milioni) e il Messico (27 milioni).

Ci sono anche economie asiatiche che risultano di particolare interesse per il Bbf, secondo gli analisti, non tanto per l’ampiezza del margine di crescita delle esportazioni, quanto per il fatto che il mercato è in forte espansione. Basti pensare alla recente creazione del Rcep-Regional Comprehensive Economic Partnership, il più grande accordo commerciale di libero scambio in vigore al mondo, che comprende i dieci Paesi del gruppo Asean oltre a Australia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Nuova Zelanda. Le geografie coinvolte rappresentano circa il 30% del Pil e della popolazione mondiale e oltre un quarto del commercio internazionale di beni. L’intesa diventerà effettiva se ratificata da almeno sei paesi Asean e tre non-Asean: un processo che dovrebbe essere completato dopo il 2021.

Tenendo conto delle analisi svolt, Confindustria suggerisce alle eccellenze italiane di rafforzare i canali di vendita digitale, sia sulle piattaforme esistenti, sia su nuovi siti, «anche di nicchia se necessario». In parallelo serve imprimere un’accelerazione dell’utilizzo dei canali e-commerce da parte dei consumatori e continuare a coltivare lo sviluppo di competenze in ambito digitale, per tenere il passo con i rapidi cambiamenti in atto.

Inoltre andrebbero stabilizzate le relazioni internazionali, «anche riportandole nel sentiero degli organi decisionali multilaterali, il più possibile promuovendo nuovi trattati europei e un rinsaldamento dei legami Ue-Usa, anche alla luce della nuova presidenza Biden». Data l’accelerazione nell’integrazione delle filiere asiatiche attraverso l’accordo Rcep, si dovrebbe garantire il più possibile che le imprese italiane possano cogliere le opportunità dei nuovi mercati, anche attraverso un’intensificazione delle attività di internazionalizzazione verso l’Asia.

In ultimo sarebbe opportuno preservare e, ove possibile, aumentare la riconoscibilità del made in Italy, «promuovendo la creazione di marchi riconosciuti anche per le piccole e medie imprese, predisponendo vetrine dedicate nonché sfruttando l’omnicalità tra luoghi fisici e virtuali, incentivando la creazione di reti e consorzi di imprese volti a estrarre maggior valore dalle filiere internazionali» (in alto, la mappa dei mercati di sbocco del Bbf).

e.f.
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