Un'analisi del Politecnico di Milano sul 2019

Export digitale: l'Italia cresce a due cifre, trainata dalla moda

Nel 2019 l'export digitale italiano di beni di consumo è cresciuto del 15% rispetto al 2018, a 11,8 miliardi di euro. Lo stima la School of Management del Politecnico di Milano che ieri ha presentato l'Osservatorio Export Digitale annuale, da cui emerge un primato per la moda: con un volume di 7,8 miliardi di euro, il settore è il maggiore esportatore sul canale online in ambito B2C (66% dell'export online esaminato), seguito dal food (1,3 miliardi, 11%) e dall'arredamento (1 miliardo, 10%). Chiudono la classifica, con quote limitate, l'elettronica, la cosmetica, la cartoleria, i giochi e gli articoli sportivi.

Le esportazioni digitali B2B crescono invece dell'1,5% a 134 miliardi di euro. In questo segmento il tessile-abbigliamento è secondo con 20 miliardi di vendite all'estero (il 15% delle transazioni online B2B), dietro l'automotive (22,5% delle vendite online B2B).

«Benché in accelerazione - fanno notare i ricercatori - l'export online interessa ancora una piccola parte delle imprese italiane: il 40% è attivo nell'e-commerce all'estero ma il 51% si muove solo sui canali tradizionali e un altro 9% non esporta affatto».

Da un sondaggio su 225 aziende italiane di grandi, medie e piccole dimensioni emerge inoltre che fra quelle che impiegano canali digitali, oltre il 50% lo fa da meno di quattro anni e solo un quinto del totale vanta un'esperienza di almeno dieci anni.

Il principale mercato delle esportazioni online italiane è l'Europa, che accoglie circa metà delle vendite, mentre il primo Paese sono gli Stati Uniti (destinatari di un quarto dell'export digitale italiano). La Cina e gli emergenti hanno un ruolo marginale in questo contesto.

«La chiusura delle attività produttive e le misure di isolamento causate dell'emergenza Covid-19 - osservano dal Politecnico - hanno spinto molte aziende, in queste settimane, a concentrarsi sui canali digitali, per sostenere il proprio business». Infatti sono emersi nelle vendite online settori prima non protagonisti come l'alimentare, il farmaceutico e il settore medico-sanitario. Alle aziende di settori diversi da quelli considerati prioritari per l'emergenza, si trovano a valutare investimenti nell'e-commerce e nella comunicazione digitale. Sono partite anche iniziative di sistema a sostegno delle attività italiane all'estero, tra cui i piani di finanziamento proposti da Sace-Simest e altri progetti che fanno leva sul digitale come l'accordo tra l'internet company italiana Italiaonline e Alibaba.com (piattaforma di riferimento per l'e-commerce B2B controllata dal Gruppo Alibaba) volto a favorire l'esportazione dei prodotti delle Pmi italiane.

L'Osservatorio del Politecnico rivela pure che un'azienda su tre investe anche in altre tecnologie digitali tra cui i sensori IoT, le stampanti 3D, la realtà virtuale o aumentata, l'intelligenza artificiale e le piattaforme collaborative (per esempio per migliorare il processo di sviluppo di un prodotto o dialogare con i fornitori). Nove aziende su dieci, inoltre, hanno scommesso su strumenti di marketing digitale (soprattutto email marketing e social media marketing) e si sono dotate di software di analytics, per supportare la logistica nella gestione delle scorte e degli ordini.

«In uno scenario internazionale altamente competitivo e con consumatori sempre più inclini all'uso delle tecnologie digitali – commenta Riccardo Mangiaracina, direttore dell'Osservatorio Export Digitale - l'adozione dell'e-commerce come canale di vendita all'estero può essere la mossa vincente per guadagnare produttività e competitività anche fuori dai confini nazionali e può giocare un ruolo importante nella ripresa del nostro export complessivo, una volta che sarà terminata l'emergenza coronavirus. Ma è necessario aumentare gli investimenti in tecnologie digitali, per migliorare i diversi processi aziendali e attrezzarsi, per cogliere opportunità ancora poco sfruttate sugli emergenti».

Nel 2019 le esportazioni italiane sono cresciute di circa il doppio rispetto alla produzione interna, aumentando del 2,3% (in misura inferiore rispetto all'anno precedente) a 476 miliardi. A trainare l'export nazionale sono stati gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+25,6%), gli alimentari, bevande e tabacco (+6,6%), gli articoli in pelle (+9,7%) e l'abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+7,3%).

Il tasso di crescita è stato più sostenuto verso i Paesi extra-Ue, in particolare verso Svizzera e Stati Uniti, mentre l'export verso Cina e Germania è risultato in flessione. I principali mercati di destinazione si confermano Germania, Francia e Usa.

«La guerra commerciale fra Usa e Cina – commenta Lucia Tajoli, responsabile scientifico dell'Osservatorio Export Digitale - costituisce una vera e propria frattura nei mercati mondiali e potrebbe creare problemi e costi elevati alle imprese di tutto il mondo. Tuttavia, la conseguente riduzione dell'interdipendenza commerciale sino-americana potrebbe aprire nuovi spazi per le imprese europee».

Ma se il web sta aiutando ad esportare, sono ancora poche le realtà che usano le nuove tecnologie nello sviluppo di nuovi prodotti e nell'ottica di una maggiore customizzazione. «Una delle innovazioni più interessanti – specifica Lucia Piscitello, altra responsabile dell'Osservatorio Export Digitale - è la creazione di esperienze online personalizzate, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, che consentono ai siti web di consigliare prodotti adatti agli utenti. La personalizzazione è una delle chiavi per aumentare il tasso di conversione delle iniziative di comunicazione online».

e.f.
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