Un'analisi Royal Society of Arts

Fast fashion online sotto accusa: troppa plastica non riciclata

Alla vigilia della fashion week di Londra, un report pubblicato dalla Royal Society of Arts, Manufactures and Commerce-Rsa critica il fast fashion venduto da noti fashion e-commerce britannici, tra cui Boohoo (nella foto) e Asos perché realizzato in plastica non riciclata.

Un gruppo di esperti, secondo quanto riporta Reuters, ha quindi esortato il governo a imporre una tassa su tali indumenti.

Sotto accusa nylon, acrilico ed elastan, che sono realizzati con combustibili fossili e danneggiano l'ambiente, con le emissioni di anidride carbonica e la produzione di rifiuti, come fa notare la Ong inglese. Il destino dei capi del fast fashion, secondo la Rsa, è quello di finire in una discarica dove potrebbero essere necessari migliaia di anni per essere distrutti. 

Nel rapporto "Fast Fashion's Plastic Problem" emerge che solo l'1% dell'abbigliamento sul sito PrettyLittleThing contiene materiali riciclati, il 2% su Boohoo, il 4% su Asos e il 5% su Missguided. Questi dati sono stati ottenuti dall’analisi di 10mila articoli nelle vetrine dei noti e-tailer.

Lo studio rileva inoltre che l'89% della merce sul sito PrettyLittleThing contiene plastica vergine. Si scende all'84% su Boohoo e Missguided e al 65% su Asos.

Le aziende di fast fashion sono accusate di greenwashing della loro immagine, perché producono piccole gamme sostenibili, mentre la maggior parte dei loro prodotti sono realizzati con prodotti della petrolchimica, il cui uso dovrebbe essere ridotto per combattere il cambiamento climatico.

Con un uso di fibre sintetiche nella moda raddoppiato tra il 2000 e il 2020, il rapporto afferma che la Gran Bretagna - Paese ospite del vertice globale sul clima COP26, in novembre - deve agire per creare un sistema più sostenibile.

La Rsa propone una plastics tax sugli indumenti contenenti plastica vergine: il ricavato potrebbe essere investito nella creazione di nuovi materiali, nel riciclaggio e nella promozione di una produzione più sostenibile. In più chiede ai marchi di pubblicare delle statistiche sulle materie plastiche presenti nei loro indumenti e di esplorare soluzioni per promuovere l'abbigliamento di seconda mano. 

e.f.
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