Uno studio EY

Il lusso crescerà del 3% da qui al 2022, +7,5% il segmento premium

Vale 451 miliardi di euro, +3,1% rispetto al 2017, e si prevede che continuerà a crescere a un tasso del 5% annuo fino al 2022, quando toccherà quota 541 miliardi: il mercato globale del lusso e della cosmesi conferma un buono stato di salute e continua ad avere una performance migliore del mercato.

Nonostante questo, l'interesse di investitori esterni nei confronti delle aziende del settore luxury è frenato: nei primi sei mesi dell'anno le operazioni di M&A sono state 44 (contro le 142 del 2018), mentre la pipeline nel beauty rimane in aumento.  

L'analisi emerge dalla nona edizione dello studio The luxury and cosmetics financial factbook presentato da EY, che analizza lo scenario dei beni personali di alta gamma a livello globale. All'interno della classifica sono presenti analisi e statistiche sulle principali società quotate dei comparti considerati, di cui da questa edizione fa parte anche Farfetch.

Driver dello sviluppo sono la fascia medio-alta (premium ed entry-to-luxury) del lusso e la cosmesi. Si prevede che la prima registrerà un tasso di incremento medio annuo del 7,5% tra il 2018 e il 2022, raggiungendo 155 miliardi di euro, dai 116 miliardi del 2018. Cosmesi e profumeria premium saliranno del 6,4% annuo sempre fra il 2018 e il 2022, passando da 53 a 68 miliardi.

Secondo EY, il lusso dovrà accontentarsi di un aumento più moderato (+3%), pur restando il segmento col peso maggiore in valore, con 318 miliardi nel 2022.

La chiave, sottolineano i partner di EY Elena De Cò e Roberto Bonacina, non sono più solo l’alta qualità e l'heritage, ma la capacità di personalizzare l'esperienza del lusso, come se fosse cucita addosso: per questo vanno nobilitati aspetti come il merchandising, la comunicazione degli elementi distintivi e l'esperienza retail in tutti i touchpoint fisici e digitali.

A fare la differenza è dunque quella che EY chiama “tailoring the luxury experience", dove a giocare un ruolo strategico torna a essere il punto vendita tradizionale brick and mortar, «anche se - conclude Bonacina - deve venire in larga parte reiventato. Benché il tasso di opening sia in calo, gli investimenti sul singolo punto vendita sono in aumento».

an.bi.
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