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Nordstrom: la famiglia rinvia la privatizzazione

La famiglia fondatrice della catena statunitense Nordstrom ha deciso di mettere in stand-by l'acquisizione di tutte le quote del gruppo, annunciata lo scorso giugno, per procedere successivamente al delisting.

 

Quest'estate gli eredi della famiglia Nordstrom - tra cui i co-presidenti Blake, Peter ed Erik Nordstrom, il presidente James Nordstrom e il presidente emerito Bruce Nordstrom - avevano reso pubblica l'intezione di acquistare il 70% della società non ancora in loro possesso e di uscire dalla Borsa.

 

I vertici della famiglia (che detengono il 31,2% del retailer) avrebbero cercato di allearsi con una realtà di private equity per la privatizzazione della società: si faceva il nome di Leonard Green & Partners, con un deal valutato circa 10 miliardi di dollari.

 

Secondo la stampa americana, ora la famiglia - in un momento di forte evoluzione per le vendite offline, minacciate dalla forza crescente del digitale - fa marcia indietro perché fatica a trovare i finanziamenti, soprattutto dopo il fallimento a sorpresa del colosso dei giocattoli Toys'R'Us in settembre.

 

Nato a Seattle nel 1901 come negozio di calzature, Nordstrom conta oggi 356 store in 40 Stati. Al contrario di altri operatori americani, in forte crisi, i suoi ricavi sono in aumento: nei primi sei mesi del fiscal year hanno sfiorato i 7 miliardi di dollari, in crescita del  3,5% rispetto all'analogo periodo del 2016 (+1,7% a periodi comparabili). I profitti sono passati da 163 a 173 milioni. I ricavi annuali sono attesi in progresso del 4% circa.

 

Recentemente la catena americana ha sperimentato una nuova formula distributiva: un negozio di dimensioni ridotte che ha aperto i battenti in California, denominato Nordstrom Local, con una metratura di circa 280 metri quadri, contro i 13mila di uno store Nordstrom standard.

 

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