300 OPERE ALLA FABBRICA DEL VAPORE

A Milano il mondo di Andy Warhol, il Raffaello della società di massa americana

Andy Warhol è per il mondo l’artista che meglio ha rappresentato il glamour e il successo newyorchese, trasformando in arte i volti dei divi del jet-set, ma anche gli oggetti commerciali della middle class occidentale, dalle bottiglie di Coca-Cola alle zuppe in barattolo. C’è però anche un Warhol diverso, artista ansioso e sofferente, assediato da ombre e contraddizioni.

Tutte le sue spettacolari sfaccettature sono raccontate nelle oltre 300 opere, divise in sette aree tematiche e 13 sezioni, presentate in occasione della spettacolare mostra Andy Warhol. La pubblicità e la forma. Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e Navigare, è aperta fino al 26 marzo 2023 alla Fabbrica del Vapore di Milano ed è curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors. Partner Bmw e Hublot.



La retrospettiva spazia dagli anni ’50 dell’esordio e dell’arte pubblicitaria, con le sezioni Warhol l’illustratore commerciale e i ritratti (un primo sogno da artista), a Il commentatore sociale con Icone, Fama e Successo e Disastri; dal Portrait of Society, tra emarginazione e celebrità con le sezioni Ladies and Gentlemen e Celebrità, a Warhol e la Musica, nel segno dell’amicizia con Mick Jagger e i Rolling Stones, ma anche di altri progetti legati prevalentemente allo Studio 54.  

Non manca Warhol e la Moda, con Il primo grande amore incentrato sulla rivoluzione del fashion, per approdare a Il Sacro e il Profano con Nuovi simbolismi e sperimentazioni e Omaggi e commissioni, fino all’Ultimo Decennio, che indaga il rapporto di Warhol con il sacro.

L’artista, come sottolinea Achille Bonito Oliva, «è il Raffaello della società di massa americana, che dà superficie a ogni profondità dell'immagine, rendendola in tal modo immediatamente fruibile e pronta al consumo, come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. Sviluppa così un'inedita classicità nella sua trasformazione estetica. La pubblicità della forma crea l'epifania, cioè l'apparizione, dell'immagine».


Dopo il successo della mostra di Roma, nel 2018 al Complesso del Vittoriano, Edoardo Falcioni - uno dei maggiori punti di riferimento in Italia e in Europa per quanto riguarda l’opera di Andy Warhol e prestatore nella sua veste di responsabile di Art Motors - omaggia la sua città adottiva, Milano, con questa esposizione.

«Si va dai disegni degli anni ‘50 alle icone Liz, Jackie, Marilyn, Mao, Flowers, Mick Jagger e ai progetti personali, come il fashion - dichiara Falcioni -. Sono presenti tele, carte, sete, latte con le famose e uniche Polaroid, per arrivare agli acetati, a loro volta unici, che fanno parte della seconda fase del lavorodi Warhol,  altrettanto importante».


Eventi come questo ci ricordano quanto la figura del re della Pop Art viva tuttora, a 35 anni dalla sua morte. Del resto, i suoi capolavori sono venduti a cifre record, come il ritratto di Marilyn Monroe, battuto all’asta per 184 milioni di euro.

Nella mostra milanese si scopre anche l’altra faccia dell’artista, quella più oscura, frutto della sofferenza di sentirsi un escluso e un diverso, da bambino per essere figlio di migranti cecoslovacchi e da adulto per la difficoltà, soprattutto iniziale, a far accettare il suo gusto estetico, eccentrico e anticonformista.

a.c.

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