A MILANO

Brandy: «Differenziarsi ed essere rilevanti»

Su brand strategy e brand experience ieri, 20 ottobre, hanno dato la loro personale “ricetta” a Brandy Andrea Baldo, da febbraio 2016 ceo di Coccinelle, ma che al pubblico del meeting ha presentato alcuni aspetti della strategia elaborata per Marni nel suo precedente incarico; Nicolò Favaretto Rubelli del gruppo veneziano dei tessuti Rubelli; Lucio Gomiero, manager di Ferrero; Maurizio Schiavo (nella foto), ceo di Fedon.

 

«Le aziende di successo sono quelle che sanno creare e attrarre valore - ha detto Andrea Baldo - ma anche differenziarsi dai competitor ed essere rilevanti per il target di riferimento è fondamentale». Nella sua esperienza in Marni (oggi, 21 ottobre, più che mai sotto i riflettori per il cambio della guida stilistica, che passa da Consuelo Castiglioni a Francesco Risso) si è partiti da un’analisi del brand e delle sue caratteristiche distintive per capire come differenziarlo in modo significativo dalle altre griffe della moda.

 

Si è trovata una formula originale nel Flower Market che Marni ha proposto alla Rotonda della Besana di Milano durante la fashion week alcune stagioni fa: un evento che ha saputo creare un forte grip sulle persone (7.500 i visitatori), grazie a un mix di cose: un mercato dei fiori, capsule e oggetti creati ad hoc, laboratori per bambini. Il format è stato replicato come Marni Blossom Market a Tokyo nell’aprile 2015 e ha portato alla nascita del primo Marni Flower Café nel department store Umeda Hankyu di Osaka nel marzo 2016.

 

Nicolò Favaretto Rubelli ha raccontato la storia più che centenaria della Rubelli di Venezia, realtà specializzata nei tessuti per l’arredo ad alto contenuto stilistico e qualitativo, oggi un gruppo che incorpora vari marchi, anche dell’arredo, ed è presente in tutto il mondo.

 

Con Rubelli Casa, ad esempio, ha sviluppato con gli studenti della Naba una seduta tessile che rienventa il concetto di tessile nell’arredo e che è in grado di stupire. «Radicarsi nel passato per guardare il futuro» è il motto dell'azienda che collabora, tra gli altri, con Armani per la collezione tessile di Armani/Casa e aderisce al progetto culturale Intrapresae Collezione Guggenheim, insieme ad altre aziende, con cui condivide valori come la tradizione, la sperimentazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

 

Fedon, nata in Cadore quasi 100 anni fa come produttrice di astucci per occhiali, è oggi un vero e proprio lifestyle brand attivo nelle borse e nelle valigie. «Pur essendo un’azienda quasi centenaria, al nostro interno abbiamo creato una sorta di start up che sta sviluppando la parte b2c, mentre tradizionalmente ci siamo occupati di b2b - ha spiegato il ceo Maurizio Schiavo -. Stiamo affrontando il retail con flagship store e shop in shop. Attualmente abbiamo 20 negozi bandiera. L’obiettivo è di arrivare a 50 entro il 2019. Si tratta di spazi che ci permettono di capire il mercato e la clietela senza mediazioni».

 

Italianità, movimento e seduzione sono le parole di riferimento per Fedon, che ha scelto di investire anche molto nelle persone, in azienda e sul punto vendita. «Quando un addetto parla di un prodotto deve conoscerlo approfonditamente e farlo apprezzare al cliente in tutti i suoi aspetti», ha detto.

 

Lucio Gomiero ha sottolineato come in Ferrero ogni prodotto sia un brand a tutti gli effetti e ha presentato interessanti case history relative a Kinder Joy, Raffaello, Rocher e Tic Tac.

 

 

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