A Milano

Convegno Assomoda: «La forza dirompente del digital trasforma anche la figura dell'agente»

Nell'era in cui è il "consumattore" (termine coniato da Francesco Morace di Future Concept Lab) a dettare legge, il mantra per gli agenti della moda non è semplicemente vendere, ma informare e fidelizzare: se ne è parlato stamattina, 7 novembre, durante il convegno nazionale di Assomoda a Milano.

 

Un evento diviso in due parti, con una relazione di Vladimiro Bubba di Dimark a fare da punto di raccordo tra l'una e l'altra: nel primo talk show protagonisti sono stati perlopiù personaggi istituzionali, tra cui il presidente di Smi Claudio Marenzi e quello di Assomoda Giulio di Sabato, mentre nel secondo si sono seduti al tavolo dei relatori Lucio Mistri (titolare di Scorpion Bay), Massimo Costa (segretario generale di Assotemporary), Franco Pizzo di Wivian's Factory, Luca Sburlati di Pattern e Pierpaolo Porro di Moda&Sport Piemonte. Nel ruolo di moderatore Marc Sondermann, direttore e ceo di Fashion.

 

Come ha fatto notare Maurizio Governa (numero uno di Moda&Sport Lombardia) nel suo intervento introduttivo, «le regole degli agenti di moda sono tre: vendere, vendere, vendere. Ma ci poniamo una domanda: a chi?».

 

«Infatti - ha proseguito - il nostro campo d'azione sembra restringersi sempre più, alla luce di alcuni fattori: il calo delle boutique tradizionali, la crescita sul nostro territorio delle catene nazionali e internazionali, lo sviluppo dei monomarca, ma anche dei temporary shop, gestiti direttamente dalle aziende, il fenomeno degli outlet offline e online e, a proposito di web, la diffusione dell'e-commerce, che solo in parte viene affrontato con la formula del multimarca».

 

Un quadro sfidante, «dove i cambiamenti devono essere letti tuttavia anche come opportunità per chi ha inventiva, grinta e voglia di emergere in un momento di selezione implacabile» ha detto Sondermann.

 

«Assistiamo a un accorciamento della filiera - ha osservato Marenzi - dominata da grandi player come H&M o Zara e da processi internazionalizzati. Su cosa dobbiamo puntare? Secondo me sulla forza delle piccole realtà che in Italia non mancano: anche nell'epoca dell'industria 4.0, bisogna lavorare sulle nicchie e l'agente è una figura chiave per trasmetterne il valore aggiunto, in sinergia con il dettagliante».

 

Se competere diventerà più difficile, il flusso di informazioni tra gli addetti ai lavori «sarà semplificato dai nuovi strumenti tecnologici - ha puntualizzato Giulio di Sabato -. Saremo tutti interconnessi e avremo più dati sul consumatore, che frequenterà punti vendita non monocordi, ma pensati all'insegna della multisensorialità».

 

Il termine "informazione" è tornato alla ribalta nello speech di Roberto Liscia, presidente del Consorzio Netcomm, convinto del fatto che «gli agenti da intermediari diventano veicolatori dell'informazione giusta, veicolata attraverso lo store al consumatore finale.

 

Quest'ultimo sa tutto, conosce tutto ed è questa la vera rivoluzione: occorre essere in grado di facilitare i suoi meccanismi di acquisto, prima ancora che concentrarsi sulla vendita pura e semplice. «Teniamo presente - dice Liscia - che nel mondo 42 miliardi di euro vengono fatturati con l'e-commerce e che la moda occupa una fetta consistente di questa enorme cifra».

 

Dal suo osservatorio privilegiato sul mondo dello sport, Luca Businaro (al vertice di Assosport) ha delineato la figura di un agente multitasking: artefice di una "evangelizzazione" per la parte a valle della filiera ma anche merchandiser, consulente, gestore di shop in shop all'interno degli store e capace di cogliere dai dati, sia aziendali sia relativi al consumatore, le coordinate di uno scenario in progress.

 

«Il digitale - ha chiosato Andrea Colzani, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio - può essere allora visto come un mezzo per comunicare in modo differente e completo quello che già eravamo portati a comunicare. Informare è la base, consigliare e avere le competenze per gestire il cambiamento è la vera sfida».

 

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