A Milano

Giuseppe Stigliano a Brandy: «Le dieci forze che plasmano il nostro business»

In chiusura di convegno Giuseppe Stigliano, head of connected retail della web agency H-Art/Akqa, ha ricapitolato i temi emersi nei giorni di Brandy e che stanno avendo un impatto sul nostro mondo, stilando una sorta di decalogo. Primo punto: «Dobbiamo cercare di essere artigiani delle emozioni».

 

L'importante, ha sottolineato Stigliano, è lavorare per la personalizzazione delle emozioni, mettendo nel digital la stessa enfasi che le aziende mettono sui loro prodotti e servizi.

 

Secondo aspetto è mirare al "first class entertainment", ossia tutte le forme di intrattenimento sul digital devono avere grande rilievo. «Mi riferisco nello specifico ai video, che oggi rappresentano il 50% del mobile traffic, percentuale che salirà al 70% entro il 2021. Non ci si può permettere di produrre contenuti di basso livello».

 

La terza indicazione rimanda al digital come compagno di vita, ossia occorre rendersi conto che le persone hanno sempre in mano il cellulare. «Siamo persone che hanno in gran parte smesso di fare ipotesi, perché abbiamo il tool a portata di mano. Quindi bisogna pensare che il digitale deve dare delle risposte che tutti cercano in tempi brevi».

 

In quarta posizione Stigliano mette il dato come elemento di trading. «È corretto porsi problemi di privacy - ha spiegato -. Ma la privacy è una merce di scambio e se in cambio mi propongono delle cose che mi interessano, se mi sempificano le ricerche e mi suggeriscono prodotti utili, allora sono disposto a dare anche tante informazioni».

 

«Pensate - ha sottolineato - a cosa può fare Tesla con tutti i dati di cui dispone, e quanto velocemente vengono accumulati. E pensate al fatto che ora i big data possono essere trasformati immediatamente in actionable data».

 

Quinto punto è l'integrazione dei canali. «Nell'omnicanalità il cambiamento è lento e articolato, soprattutto per le grandi aziende - ha chiarito Stigliano -. Le imprese e le persone spesso fanno fatica a mettersi nei panni del consumatori. Bisogna cercare di capire come integrarsi a valle rispetto a quello che le persone chiedono e fanno. Evitare di correre troppo dietro alla tecnologia, se poi non abbiamo integrato a monte».

 

Il sesto aspetto da tenere presente è che la loyalty è una strada a doppio senso, «perché oggi siamo più abituati a essere liberi di costruirci la nostra identità, senza bisogno che ci sia qualcuno a costruire il framework».

 

Il settimo aspetto rimanda al "natural language" e all'importanza che assumono e assumeranno le interfacce conversazionali come Siri, i cosiddetti Bot, con cui si può dialogare e confrontarsi per semplificare le operazioni da mobile.

 

Ottavo dato di fatto è che «realtà virtuale e realtà aumentata sono qui per restare», ossia si aprono degli scenari che cambieranno totalmente le nostre abitudini, nella vita di lavoro, a casa o nelle relazioni interpresonali. Non si parla dunque di gadget.

 

Il nono punto rimanda all'ubiquità della tecnologia, che consente ai brand di essere totalmente al servizio delle persone, marchi che diventano come maggiordomi ed entrano a far parte della nostra casa, della nostra quotidianità. I marchi dunque diventano un contenitore, un oggetto tecnologico, a cui chieder qualsiasi cosa.

 

«Immaginate - ha detto Stigliano - di poter chiedere con il "natural language" a Google o a chiunque il prezzo di un oggetto, le sue caratteristiche, i dettagli di una ricetta. Ovviamente il ruolo che i brand avranno in questo è tutto da immaginare e definire nel tempo».

 

La decima e ultima indicazione è un'esortazione a creare esperienze che vadano al di là dei servizi, a tentare di capire in che direzione va il mondo in cui viviamo e «darsi da fare per giocare un ruolo attivo in questo».

 

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