A PARIGI

La narrazione "incompiuta" di Valentino, tra divise army e costruzioni couture

Giovani cadetti in uniforme, ragazzi perbene che incedono con passo militare, senza pensare troppo a ciò che indossano. Valentino porta a Parigi una collezione che ruota intorno al camouflage e volutamente "imperfetta", con un'idea di "non finito" che parte dal tessuto, attraversa gli abiti e arriva fino agli accessori.

 

L'ispirazione, come raccontano i direttori creativi Maria Grazia Chiuri (pronta al trasloco da Dior, vedi news di oggi) e Pierpaolo Piccioli, nasce dalla mostra "Unfinished: Thoughts Left Visible" che il Met Breuer di New York dedica in questi mesi al tema del non-finito, attraverso più di 500 anni di storia dell'arte: un modo per mettere in scena il processo della creazione stilistica, che nella sua incompiutezza riesce a portare l'attenzione sui forti contenuti artigianali della maison.

 

La collezione è una dissertazione sul tema camouflage, con giubbini multitasche, giacche e caban con stemmi e gradi appuntati sul bavero, bomber lucidi dai dettagli preppy, maglie girocollo con fili sospesi.

 

Motivo clou la pantera, tratta dagli archivi degli anni Sessanta, che decora borse e borsoni ma anche cappotti cammello dalla costruzione couture, blouson dagli echi college, pull bicolore.  

 

E poi uniformi utility, divise workwear in denim dalle diverse gradazioni, trench total black con motivi di borchiette sui colletti.

 

Filo conduttore, la volontà di catturare l'hic et nunc dell'iter creativo, con fodere non cucite, decori a intarsio interrotti e poi ripresi, spillature e imbastiture in bella vista.   

 

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