Alle fashion week

Con un algoritmo Launchmetrics e Cfda calcolano il media impact delle sfilate

Launchmetrics lancia il Miv, un algoritmo brevettato che calcola il media impact generato dall'audience alle sfilate, presentato in concomitanza di uno studio di settore realizzato con il Council of Fashion Designers of America (Cfda). Un modo per fare luce sull'importanza dei fashion show, spostando il focus dal prodotto a quattro parole chiave: Media, Influencer, Media di Proprietà e Consumatori.

 

Il report ha analizzato circa 400 tra passerelle e presentazioni a New York, Londra, Parigi e Milano, mettendo in evidenza otto marchi di successo in grado di attivare queste voci, con l'obiettivo di sfruttare le sfilate come piattaforme globali di marketing. Nomi come Tom Ford, Jeremy Scott, Fenty Puma by Rihanna, Calvin Klein, Michael Kors, Marc Jacobs, Coach e Alexander Wang.

 

«Abbiamo notato come i fashion show di oggi abbiano aiutato i brand a trasformare la loro modalità narrativa, passando da una storia focalizzata sul prodotto a una che sfrutta quattro voci chiave a supporto della brand equity, per raggiungere l’audience in modi inesplorati» ha spiegato Michael Jais, chief executive officer di Launchmetrics.

 

Grazie alla collaborazione di analisti esperti, Launchmetrics ha osservato che, durante le ultime settimane delle sfilate, alcuni marchi hanno ricevuto un numero di citazioni online e sui social network superiore all'800% rispetto all'intero anno.

 

«Mentre molti designer stanno scegliendo formule nuove per i loro show, la fashion week resta uno degli strumenti più efficaci per presentare le loro collezioni al mercato - ha sottolineato Steven Kolb, presidente e ceo del Cfda -. L'opportunità in passerella non è il semplice evento ma sono i dati che possono essere ottenuti dalle sfilate che, analizzati in maniera corretta, possono essere fondamentali in termini di vendite, sviluppo dei clienti e del business».

 

Dal momento che non esiste un solo approccio che funziona per i singoli marchi, il nuovo algoritmo fornisce il media impact value che i brand possono usare per misurare l'impatto di ognuna delle voci, ossia Media, Influencer, Media di Proprietà e Consumatori.

 

Ogni fashion week ha risultati diversi: per esempio il 36% del valore nella New York Fashion Week è venuto dagli influencer, mentre i media tradizionali hanno avuto la meglio a Parigi, con il 32% del valore, e i consumatori si sono imposti a Londra con il 42% e a Milano con il 28%.

 

Un quadro che riflette la differenza delle location (Londra non attrae molti media) e dell'approccio, perché a New York, per esempio, il focus è soprattutto sui grandi influencer come i musicisti, mentre in Europa prevale il fenomeno dei micro influencer che raggiungono nicchie di audience.

 

Ovviamente il successo dipende dalla combinazione di tutte le voci, in un contesto in cui si parla sempre più di omnicanalità e ognuno sfrutta le diverse voci a suo vantaggio.

 

Tom Ford, per esempio, ha generato quasi 7 milioni in media impact value dai media tradizionali durante la New York Fashion Week (vedi foto), 41% del suo Miv totale. Un risultato su cui ha avuto un grande peso la copertura redazionale dedicata ai  grandi nomi presenti, come Kim Kardashian (nominata in 600 articoli online dedicati alla sfilata) e Cameron Dallas.

 

Jeremy Scott ha ottenuto 2,7 milioni in Miv, ossia il 46% del totale, direttamente dagli influencer: nomi come Paris Hilton, Myley Cyrus e Caili Beckerman, perfettamente in sintonia con lo spirito divertente, giocoso e selvaggio del marchio.

 

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