Assemblee Annuali

Assocalzaturifici: «La ripresa è un miraggio» dice la presidente Pilotti

Ieri, 7 giugno 2016, all’assemblea annuale dei calzaturieri si è fatto il punto sul settore: le performance del 2015 e l’inizio del 2016 evidenziano che il comparto non è ancora uscito dalle secche della crisi, anche se l’export regge. Assocalzaturifici chiede la tutela del made in Italy, la defiscalizzazione degli investimenti nei campionari e la fine delle sanzioni alla Russia.

 

Si è svolta al Museo Alfa Romeo di Arese, nei pressi di Milano, l’incontro istituzionale di Assocalzaturifici - associazione di un settore che dà lavoro a 77mila addetti - con ospiti d’onore il neopresidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto.

 

La presidente dell’associazione Annarita Pilotti (nella foto tra Boccia e Scalfarotto), che ha tracciato il bilancio del primo anno del suo mandato, ha esordito senza mezzi preamboli dicendo: «Per il nostro comparto la ripresa di cui si parla è ancora un miraggio.

 

Il calzaturiero nel 2015 ha infatti registrato risultati inferiori alle attese - con un -2,9% in volume, a 191,2 milioni di paia, e un -0,5% in valore -  e la domanda interna ha accusato l’ottava contrazione in otto anni.

 

Lo scorso anno si è invece conseguito un nuovo record di esportazioni a 8,7 miliardi di euro (+3,2%) anche se, a livello di volumi, le paia sono diminuite di 7,4 milioni, scendendo a 207,6 milioni.

 

Pure i primi dati del 2016 confermano che la situazione resta complessa e il clima incerto. Nel primo trimestre è continuato il calo dello shopping di scarpe delle famiglie italiane, con un’ulteriore diminuzione dell’1,3% in quantità e del 3,7% in valore.

 

A ribadire lo stato di difficoltà, a fine marzo altre 39 aziende italiane avevano cessato l’attività e la cassa integrazione chiudeva il trimestre con un balzo del 32%, a 3,5 milioni di ore autorizzate.

 

Nel primo bimestre  2016 l’export hanno mantenuto le posizioni, con un +3,7% in valore. Ma debolezza economica e criticità finanziarie in diversi importanti mercati esteri - a partire dalle vendite crollate nel 2015 in Russia del 32% e in Ucraina del 38% - penalizzano la domanda, soprattutto nella fascia di prodotto medio-alta e lusso.

 

A fronte di tutte queste criticità, Assocalzaturifici sta portando avanti  la difesa del made in Italy: «Ci battiamo - ha detto Pilotti - per una norma di civiltà che informi il consumatore circa la provenienza geografica del prodotto. Sono anni che tentiamo, senza risultati. Ma non arretreremo di un centimetro e non accetteremo surrogati come i certificati di origine volontari».

 

In tema fiscale i calzaturieri fanno una richiesta al Governo, che riguarda le collezioni e pre-collezioni realizzate più volte l’anno. «Chiediamo - ha spiegato Pilotti -, come avvenuto su base regionale nelle Marche, la defiscalizzazione di questi investimenti, da cui dipendono l’innovazione di prodotto e la capacità di essere competitivi».

 

Non è mancata, infine, una forte lamentela per il perdurare delle sanzioni economiche alla Russia : «È una follia che sta costando carissima all’economia europea e si sta trasformando in un vero allarme sociale in tanti distretti calzaturieri italiani», ha ribadito Pilotti. 

 

 

 

 

 

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