Associativismo

Confindustria Moda inaugura la «nuova casa» in corso Sempione

Confindustria Moda inaugura ufficialmente la sua sede, nell'edificio che è stato casa e laboratorio (si producevano cravatte) di Nicky Chini, a pochi passi dall'antenna Rai di corso Sempione. «Un mix di tradizione e modernità, che rispecchia i valori della moda italiana», ha commentato il presidente Claudio Marenzi.

 

In realtà la «nuova casa della moda» è operativa da gennaio 2018, dopo un lavoro di ristrutturazione concluso nel giro di sei mesi (a cura dallo studio Il Prisma), e a oggi tutti i traslochi sono terminati.

 

Al civico 3 di via Alberto Riva Villasanta sono operativi un centinaio di addetti in rappresentanza dei settori calzature, concia, occhialeria, oreficeria-gioielleria, pelletteria, pellicceria e tessile-abbigliamento.

 

All'ultimo piano lavorano i dipendenti diretti di Confindustria Moda, che si occupano delle attività "in sinergia", a partire dalle aree legale, sindacale e centro studi.

 

«Le origini del percorso che ha portato alla nascita di un unico referente per la moda italiana si collocano nel 2005 - ha ricordato Marenzi - con la costituzione di Federazione Sistema Moda Italia (fusione dell'Associazione Tessile Italiana con l'Associazione Sistema Moda Italia) e Fiamp, che ha riunito Aimpes (Associazione Italiana Manifatturieri Pellettieri e Succedanei), Aip (Associazione italiana pellicceria), Anfao (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), Assocalzaturifici e Federorafi».

 

Come ha spiegato il vicepresidente Cirillo Marcolin, Confindustria Moda è un aggregato che rappresenta quasi 67mila aziende e oltre 580mila addetti e che nel 2017 ha realizzato oltre 94 miliardi di euro di ricavi (+3,2% rispetto al 2016).

 

L'export è stato di circa 62 milioni di euro (+5,2%) e il saldo commerciale risulta in attivo di quasi 28 milioni (+7,9%). «L'inizio del 2018 è all'insegna della cautela - ha dichiarato il vicepresidente - ed è probabile un rallentamento rispetto ai ritmi del 2017».

 

L'anno è infatti partito con una situazione di incertezza sul fronte geo-politico, le minacce di dai dagli Usa, il rublo in calo e, non ultimo, lo stallo politico in Italia.

 

Attualmente l'associazione è al lavoro per muoversi in modo più incisivo su scala europea e per decidere come promuoversi nei Paesi emergenti «dove - ha spiegato Marenzi - non arrivano le fiere».

 

Se si arrivasse alla costituzione del nuovo governo, Confindustria Moda chiederebbe alle autorità di continuare sulla linea di quanto fatto negli ultimi quattro anni (Industria 4.0 e le attività per l'internazionalizzazione, per citare alcuni momenti chiave).

 

Si tratta di «dare la giusta attenzione - ha sintetizzato Marcolin - a un settore che contribuisce a oltre la metà del surplus commerciale italiano».  

 

 

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