Brandy 2017

Il made in Italy vince sui social, ma è tempo di aggiornarlo

Come si comporta il made in Italy sui social network? E quali sono le giuste strategie di marketing delle aziende per imporre un'immagine nuova e vincente di italianità all'attenzione dei consumatori? A queste domande ha provato a dare una risposta Brandy grazie all'aiuto di Blogmeter, che ha monitorato l'opinione e le interazioni su Facebook e Instagram dei consumatori stranieri in materia di made in Italy.

 

Dalla ricerca presentata oggi, 19 ottobre, all'evento organizzato da Quintegia, emerge che il made in Italy è di casa su Instagram, grazie a oltre 3 milioni di conversazioni e 97 milioni di interazioni in un anno.

 

«Sui social - racconta Paola Nannelli, senior strategist & head of Influencer Marketing di Blogmeter - moda e design sono i settori più rappresentati, rispettivamente con il 52% e il 20%, mentre food e motori sono molto più indietro, entrambi con il 2%».

 

Il linguaggio e gli hashtag più associati al valore del made in Italy sono termini come "amazing" "excellence"  "autentically" "craftsmanship", a dimostrazione che il genio tricolore è ancora in gradi di scatenare il wow effect, tra il pubblico, ma non è tutto oro quello che luccica.

 

 

Lo studio di Blogmeter, che oltre al monitoraggio sui social ha effettuato anche un'indagine condotta su un campione di persone provenienti da cinque Paesi, evidenzia come a svettare nella classifica dei simboli dell'italianità del mondo ci siano personaggi iconici come Giorgio Armani e Versace, mentre sono totalmente assenti dalla chart personaggi nuovi e nomi in ascesa.

 

«La loro assenza in questa classifica è emblematica - fa notare Nannelli - e ci fornisce una fotografia del made in Italy molto legato all'heritage e troppo poco proiettato al futuro. Su Instagram a generare il massimo delle interazioni sono immagini che richiamano la qualità de dettagli e la bellezza del nostro Paese. Per i nostri intervistati siamo eleganti, raffinati e di qualità, ma allo stesso tempo siamo percepiti come poco tecnologici e con un value for money da ripensare».

 

Come aggiornare la nostra immagine e renderla più contemporanea e in grado di catturare l’interesse di un numero sempre più elevato di utenti? «Non abbiamo una risposta definitiva a questa domanda - conclude Nannelli - ma vale la pena ricordare che cambiare storytelling si può. Magari facendo vedere meno artigiani e più making of, o comunicando un'immagine unica di Italia e non tante varie realtà locali. Ognuno deve trovare la sua strada».

 

«Certo ma ci vuole tempo per far passare il messaggio, basti pensare che un innovatore come Gucci e Alessandro Michele non sono ancora presenti nella classifica dei simboli dell'Italianità. La sua assenza per me è stata una sorpresa, ma sono certa che è solo temporanea. E' tempo di guardare oltre».

 

Un'immagine dal profilo Instagram di Dolce & Gabbana che attraverso i social dedicano ampio spazio al tema della bellezza e dell made in Italy

 

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