Buyer a Milano Moda Uomo

Milano vs Parigi: per vincere la sfida meno networking e più buying

Che Milano stia attraversando una fase di ripensamento è cosa nota, ma in questi giorni ci hanno pensato i buyer a mettere in chiaro quelli che sono i deficit della manifestazione. «Il mercato della moda maschile va bene - fa notare Andrea Galbiati di Folli Follie e TheDoubleF -. Nei nostri negozi si vende benissimo e online ancora meglio. Pitti Uomo fotografa perfettamente questa situazione, le sfilate di Parigi anche. E Milano? Non ha la stessa energia, anche se ha intrapreso un percorso di contaminazione strategico, aprendo a nomi nuovi, ma questo non basta».

 

Parole dure, ma dietro le critiche c'è anche un riflessione: «A Milano noi compratori guardiamo e basta, in Francia si fa il buying. E se provassimo a invertire la sequenza Parigi-Milano?», rilancia Vinicio Ravagnani di Vinicio Boutique.

 

Il primo grande problema di Milano Moda Uomo sono appunto i giorni: solo tre. Bastano a malapena per vedere le sfilate, di tempo per fare gli ordini non ce n'è abbastanza, nonostante in città siano presenti le più grandi showroom multimarca del settore.

 

Una realtà italiana di primissimo piano, come LuisaViaRoma, è la dimostrazione lampante di come l'aver sottratto giorni al calendario degli show milanesi abbia portato a una necessaria predilezione per Parigi, in fatto di business. Il team dell'e-tailer di proprietà di Andrea Panconesi trascorre nella capitale francese ben dieci giorni, un'infinità rispetto al weekend dedicato a Milano.

 

A penalizzare il capoluogo lombardo, quindi, è la collocazione in calendario: parte troppo presto. Ravagnani propone un'alternanza fra Milano e Parigi per quanto riguarda l'attività di buying. Questa mossa - difficile da realizzare - restituirebbe però alla nostra capitale della moda il suo appeal originario.

 

«Dobbiamo far sì che il buyer compri qui - aggiunge Ravagnani - e non debba subito volare a Parigi. Partiamo per primi noi ma il buying si fa per ultimo, quindi non in Italia. Non valorizziamo showroom e location: facciamo le sfilate e subito c'è la Ville Lumière dove sono presenti un sacco di aziende nuove e troviamo parecchie cose carine da comprare, in arrivo da tutto il mondo, che rendono vivaci gli acquisti. Torniamo a casa che i giochi sono fatti. Dovremmo avere giorni in cui i buyer restano qui: e se si riuscisse a fare il buying prima qui, almeno per una stagione sì e una no?».

 

«Le rassegne italiane dell'uomo, Milano ma anche Pitti, sono diventate una serie di esposizioni mirate al networking più che alla vendita», confermano Antonio Ignomeriello e Gianpaolo Galasso di Quadra Group, con negozi a Bari, Molfetta e Trani.

 

Ma il problema non è solo il calendario: «I marchi maschili si sono livellati, manca una "scuola di pensiero". Milano Moda Uomo è un modo di riavviare l'inizio della stagione e ripartire con i trend moda, è un pre-donna, non è mirato alla vendita, si potrebbe definire un restart. Nelle showroom c'è atmosfera di attesa».

 

Come fare a invertire la tendenza? «Per noi - proseguono Ignomeriello e Galasso - l'unica maniera per dare continuità all'uomo è unificarlo con la donna e presentare le collezioni insieme, vendendole in contemporanea. Solo così a nostro parere il menswear può riacquistare vigore».

 

In effetti, la rivoluzione della moda maschile è frutto anche di un'altra novità che si chiama "co-ed", un trend in atto da qualche stagione e che ora sta diventando sempre più forte. Non a caso, dal calendario di gennaio mancavano grandi nomi come Gucci, Moncler, Missoni, Bottega Veneta, Salvatore Ferragamo e Jil Sander.

 

«Uomo e donna insieme sono lo specchio dei tempi, ma forse questo tipo di presentazione toglie un po' di concentrazione a noi che assistiamo agli show», è il parere di Andreas Schmeidler, presidente di Tsum, ma la rivoluzione sembra ormai inarrestabile.

 

Resta da capire se, come dice il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa, l'esistenza della fashion week maschile sia sostenuta dalle esigenze di mercato: con i marchi più wholesale oriented interessati a sfilare a gennaio e giugno e quelli retail oriented allineati a febbraio e settembre.

 

Per molti la soluzione sarebbe fondere le sfilate uomo e donna in un unico contenitore, anticipando la presentazione delle collezioni femminili. «Uomo e donna insieme può essere la via, ma in febbraio è troppo tardi», sentenzia Paul O' Connor buyer di Brown Thomas a Dublino.

 

«A Milano - conferma Flaminio Soncini, presidente onorario di Camera Buyer - il calendario asfittico ci dà una lezione inevitabile, ossia che sarà necessario unire l'uomo e la donna. È inutile fare tante collezioni in un anno, quando la tendenza oggi è proporre un abbigliamento transgender, che possa essere indossato sia dalla donna che dall'uomo. Sempre più ci si avvicinerà al consumatore e ci saranno manifestazioni rivolte a lui, in modo da cogliere immediatamente il trend e ciò che il cliente finale chiede. Questo è il futuro».

 

Per conoscere più approfonditamente il punto di vista di questi e altri buyer, da non perdere il nuovo numero di Fashion, con un ampio reportage alle ultime edizioni di Pitti Uomo e Milano Moda Uomo, disponibile a partire dall'8 febbraio.

(nella foto, lo show di Ermenegildo Zegna Couture).

 

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