DIGITAL FASHION DAY/1

Roberto Liscia (NetComm): «La scommessa del futuro è l’innovazione esperienziale»

Partito questa mattina, 9 giugno, alle 10 il primo Digital Fashion Day, organizzato dalla nostra testata al Rosa Grand Starhotel di piazza Fontana di Milano. Sala gremita per ascoltare le testimonianze dei protagonisti della trasformazione digitale nella moda in Italia e non solo e capire quali sono le best practice in questo ambito.

 

Ad aprire i lavori Marc Sondermann, ceo e direttore di Fashion, e Roberto Liscia, presidente di NetComm (il Consorzio del Commercio Elettronico in Italia), che hanno offerto un quadro introduttivo d’insieme, prima di lasciare spazio ai vari panel previsti dal convegno.

 

Marc Sondermann, presentando la giornata di approfondimento, ha sottolineato come il digitale possa fare la differenza per i prodotti made in Italy e la nostra industria della moda. «Le imprese del settore realizzano ancora una parte esigua del loro fatturato online, in molti casi dell’ordine dell’1%, ma molte hanno compreso l’importanza di questo canale e si stanno attrezzando - ha detto -. Il nostro obiettivo di oggi è proprio quello di dare strumenti concreti per affrontare questa sfida».

 

Roberto Liscia, presidente di NetComm, ha offerto un’interessante overview. «Nel mondo ci sono 1.300 milioni di persone che acquistano online e 2.800 milioni che si informano sulla Rete. Inoltre, il 7% delle merci è intermediato a livello globale via Internet», ha rivelato, presentando dati appena usciti sul fenomeno dell’e-commerce.

 

A livello europeo gli e-shopper sono 296 milioni, gli user 516 milioni e la percentuale delle merci transate sul web sale all’8%. In questo contesto il fashion continua ad avere un ruolo determinante nel trainare la rivoluzione digitale, anche se nessuno se lo sarebbe aspettato agli albori dell’e-commerce. Clothing, shoe e personal lifestyle rappresentano una fetta significativa di questo mercato.

 

Nel settore della moda si riscontra un processo di concentrazione delle piattaforme di vendita nei vari Paesi. Attori come Zalando, vente-privee, Farfetch, Yoox, Amazon, Asos, Sarenza e Tmall rappresentano i player di riferimento per i consumatori e aumenta progressivamente la loro notorietà.

 

«Tuttavia, oltre alla concentrazione, si osserva una “coda lunga” del fenomeno degli acquisti online, che avvantaggia anche gli altri soggetti attivi con siti di e-commerce», ha sottolineato Liscia.

 

Inoltre, quello che il presidente di NetComm ha battezzato già alcuni anni fa come info-commerce è ormai una realtà consolidata. Su 19 milioni di utilizzatori di smatphone in Italia, il 72% dice di aver cercato in negozio un prodotto su cui si era già documentato online. Il 45% afferma di aver fatto anche il contrario: comprato via telefonino un articolo visto in negozio.

 

Del resto, l’integrazione dei canali di vendita è già una realtà per molte catene della moda. Nel fast fashion il 53% dei punti vendita permette di ritirare in store gli articoli acquistati online sul sito del brand.

 

Curiosamente il tasso di soddisfazione dei consumatori è maggiore nell’acquisto via Internet di calzature (71%) che di abbigliamento (59%), a fronte di un livello di gradimento molto alto in generale verso questo canale, dell’ordine del 89%: dati che suggeriscono come ci sia ancora molto da fare nella moda per innalzare la customer satisfaction.

 

Liscia ha concluso osservando che siamo entrati a pieno titolo nella fase del consumatore digitale. «Il customer journey è cambiato, bisogna prenderne atto e intervenire, ripensando completamente i modelli di business delle aziende. La vera scommessa del futuro è l’innovazione esperienziale, su cui dovrà cimentarsi particolarmente il fashion, cercando di capire come ingaggiare il cliente sul piano emozionale».

 

 

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