Digital Influencer Day

Adidas, Save the Duck e La Martina: obiettivi chiari, target precisi

Per anni il brand adidas non ha investito più di tanto nel digital poi ha cambiato atteggiamento e ha cominciato a imparare dai digital media. Così Dirk Schönberger creative director Sport Style del brand tedesco ha avviato il secondo panel del Digital Fashion Day.

 

Una delle tecniche per capire il consumatore sono le limited edition, ognuna delle quali è un vero e proprio test di mercato.

 

La crescita nel digital, le collaborazioni con noti personaggi come Kayne West e, più in generale, l'apertura a mondi esterni come quelli dell'arte e della musica sono aspetti chiave della strategia del marchio adidas, che punta a reagire sempre più velocemente ai mutamenti del mercato e guarda con interesse a un target ancora più giovane dei Millennials.

 

Nei piani di qui al 2020 per accorciare le distanze con il consumatore Schönberger ha citato la customizzazione del prodotto, grazie anche alle tecnologie di stampa in 3D e produzioni smart come quelle realizzate dalle due Speedfactory create in Germania e Stati Uniti.

 

Strategico è anche spaziare agilmente in ambiti come lo sport, il fashion e la musica. E se, come si dice tra gli addetti ai lavori, la fashion sneaker mania si sta affievolendo questo non è granché rilevante per il marchio del Trifoglio. «Abbiamo raggiunto una forte credibilità nello sport - spiega il direttore creativo -. Adidas è trendy per definizione».

 

 

Senza entrare in dettaglio sulle collezioni future, Schönberger ha assicurato che in vista delle prossime Olimpiadi di Tokyo del 2020 e dei Mondiali di Calcio del 2018 adidas sta studiando sempre di più per inserire le tecnologie nel prodotto.

 

Il marchio dei piumini "senza le piume" Save the Duck, come ha raccontato il ceo Nicolas Bargi, è nato nel 2011 e si è proposto da subito in modo futuristico per i tempi perché ha scelto la strada della eco-sostenibilità nella produzione e nel prodotto, del tutto animal-friendly. «Le persone ci seguono per quello che siamo e sono sempre di più», ha affermato Bargi. L'imprenditore ha anche ricordato un'operazione di marketing poco costosa e che ha dato molta visibilità al brand. Subito dopo il servizio di Report (Rai3) sulle piume d'oca, che puntava il dito su noti brand della moda, Save the Duck ha consegnato delle papere (imitando i tapiri, della trasmissione TV Striscia la Notizia) a chi a Pitti Uomo indossava un piumino in piuma d'oca. Il video online ha ottenuto 3 milioni di visualizzazioni.

 

Dalla passione animalista a quella per lo sport del polo, Enrico Roselli, ceo di La Martina, ha parlato di digital come di un necessario e quanto mai utile cambio di mentalità. «La consumer centricity guida tutta la strategia aziendale e la digitalizzazione non può che essere un vantaggio». «Le migliaia di connessioni costringono ha sapere esattamente chi siamo e cosa vogliamo». «A oggi però - ha osservato - di tutti i feedback dall'esterno in azienda ne arrivano circa la metà». Tra gli obiettivi di La Martina c'è quello di diffondere maggiormente la cultura del polo, come sport «completo e avvincente» e di renderlo, un giorno, meno elitario.  

 

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