HAUTE COUTURE

Il decalogo di Chanel, il diorama di Dior, la teatralità di Valli

Sembra voler impartire una lezione generale di bon ton Karl Lagerfeld per Chanel (nella foto, un'uscita che ha fatto discutere), con la sua collezione di haute couture, ispirata a un romanticismo ottocentesco. La sua Madame non va mai a capo scoperto, indossa sempre i guanti o i mezzi guanti e porta calze di pizzo.

 

Predilige inoltre tailleur bouclé dal collo a pistagnina, salvo sottolineare le spalle con un falsa stola, inglobata nella giacca. La gonna si ferma modestamente al ginocchio, i colori sono tenui: dallo champagne all’azzurro polvere, fino all’inossidabile bianco e nero. Poi, però, arriva la zampata leonina del couturier e ci si accorge che gli stivali di trina open toe hanno l’altezza di cuissard super-aderenti, quando non sono di pelle metallizzata, invece gli occhi appaiono rigorosamente bistrati di nero. La sera gli abiti s’infiorano con migliaia di petali, le lunghezze scendono fino al polpaccio e oltre (anche nel pigiama palazzo), i guanti s’allungano al gomito e la stola diventa una mantella impiumata, mentre sulle gonne compare anche un piccolo strascico.

 

Raf Simons per Dior riprende alcuni spunti della stagione precedente e li arricchisce di nuove cromie e dettagli asimmetrici. Le grandi gonne a tulipano si dipartono da corpetti senza spalline, i tailleur pantalone sono aderentissimi e total black. Questa volta gli accenti fluo si ritrovano nelle calze velatissime, mentre gli abiti hanno orli di lunghezze diverse, mescolate tra loro e i bustier sono tagliati a sbieco. Per la sera Simons sceglie il nero trasparente, decorato da piccoli fiorellini e la silhouette a sirena, che si allarga sul fondo dei vestiti, oppure opta per piccoli abiti a palloncino. Nell’insieme sicuramente più riuscita e coerente con lo spirito della maison, rispetto all’esordio, ma non è ancora Dior, è piuttosto un diorama.

 

La poetica di Giambattista Valli si dipana lungo due direttrici: l’animalier e il fiorato. Il primo viene sfumato, velato, ingrandito o replicato con tessitura a ordito. Mentre il secondo è composto da applicazioni, ricami preziosi e trine. Le fogge degli abiti riprendo il corpetto a bustier e le gonne ricordano i lunghi tutù delle danzatrici classiche. Alcuni vestiti hanno la mantella incorporata, altri giocano con grandi sottane dal cui spacco escono pantaloni di satin. Piuttosto teatrale, l’impatto scenico degli abiti richiama alla mente i couturier francesi degli anni ’50, quando l’alta moda era davvero alta.

 

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