Impegno e sostenibilità

Chi ha fatto i miei vestiti? Moda etica in piazza a Milano per la Fashion Revolution Week

Al via ieri, 18 aprile, con l'evento in piazza San Fedele a Milano, la Fashion Revolution Week, dedicata alla promozione e alla difesa dell'etica nella moda. Un movimento attivo in 83 Paesi, nato nel 2013 nel Regno Unito, dopo la tragedia del Rana Plaza in Bangladesh.

 

Un evento divenuto un monito contro lo sfruttamento della povertà e la violazione dei diritti umani nell'ambito della moda.

 

«La nostra speranza è che si riesca a instillare una consapevolezza dell'acquisto che aiuti a trasformare l'industria della moda in una realtà giusta e sostenibile», è l'auspicio di Marina Spadafora, coordinatrice italiana della campagna.

 

Per questo ieri in piazza San Fedele sono scesi in campo anche portavoce della moda etica italiana, fra cui Cangiari, Orange Fiber, Auteurs du Monde, Denise Bonapace. Importante anche il supporto di WRÅD per la logistica e la collaborazione di Students for Humanity dell’Università Bocconi.

 

 

«Etica ed estetica sono inseparabili - è il commento di Vincenzo Linarello, presidente del Gruppo Goel, da cui nasce Cangiari -. Non può essere considerato bello un capo che contribuisce a devastare e inquinare l'ambiente e che viene prodotto sfruttando donne e bambini nel sud del mondo».

 

Chi ha fatto i miei vestiti? Questa la domanda che fa da fulcro a tutta la settimana. La risposta? Indossare abiti a rovescio, con l'etichetta ben in evidenza, fotografiarsi e condidere le foto su Facebook, Instagram e Twitter, con l'hashtag #WhoMadeMyClothes.

 

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