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Gucci: l'infinito viaggiare di Alessandro Michele

«Non smetteremo di esplorare e alla fine della nostra esplorazione ci troveremo là, dove abbiamo iniziato e conosceremo quel posto per la prima volta»: una frase di T.S. Eliot accompagna il nuovo "viaggio" di Alessandro Michele per Gucci nella primavera-estate 2017.

 

Occorre mantenere, in se stessi ma anche in ciò che si indossa, tracce di quella che in inglese viene definita "otherness": la diversità e varietà di spazi fisici o immaginari, le tracce di una realtà che non è univoca ma che è fatta di stratificazioni, da indagare in modo "archeologico" per costruire nuove esperienze, come ricorda Claudio Magris nella sua opera L'infinito viaggiare.

 

Tutto ciò si traduce in una collezione che, come ha spiegato Michele nel backstage, «esprime il nostro modo di stare nel tempo attuale», attraverso uno sguardo circolare nei confronti della realtà e della moda, in cui tutto torna e tutto ha una coerenza: i rimandi al mondo di naviganti «che prendono spunto dalle atmosfere e dai personaggi di Jane Austen», le mostrine dorate stile divisa di alto rango, le stampe tappezzeria, le immancabili tigri e i serpenti, la felpa a righe bianche e nere con un grande fiocco rosso ricamato.

 

Non è il viaggio "reale" a interessare Michele, che ammette di non essere nemmeno tanto appassionato del viaggiare in sé, ma quello mentale, interiore, anche onirico, che si può fare semplicemente guardandosi attorno oppure pensando a universi soltanto nostri, personali. È il cercare del «bambino che scava nella sabbia», il divagare del sognatore che, inaspettatamente, sfocia in un senso compiuto.

 

Al termine dello show, il designer ha incontrato giornalisti, addetti ai lavori e compratori. Tra questi Beppe Angiolini, titolare delle boutique Sugar ad Arezzo oltre che presidente onorario di Camera Buyer, che si è soffermato sulla «capacità straordinaria di Alessandro Michele nell'amalgamare le proposte in modo innovativo, così che ciascuno possa attingere a capi e accessori in grado di esaltare la sua individualità, la sua peculiarità rispetto agli altri».

 

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