PITTI UOMO/INAUGURAZIONE 1

Calenda: «Stanziati 36 milioni per il tessile-abbigliamento»

Mood positivo alla conferenza stampa di inaugurazione di Pitti Uomo, con la convinzione che l'euro debole e il petrolio in calo daranno ossigeno all'export delle aziende italiane del settore moda. «Ma anche i consumi interni vanno incentivati», ha sottolineato il presidente di Smi, Claudio Marenzi. Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo Economico: «Il Governo ha stanziato in totale 36 milioni di euro per il tessile-abbigliamento, otto volte la media degli anni precedenti».

 

«Vedo con occhi positivi l'anno appena iniziato - ha dichiarato il presidente di Pitti Immagine, Gaetano Marzotto -. Il dollaro forte e la ripresa negli Usa permetteranno agli americani di essere più competitivi, la discesa del prezzo del petrolio darà più potere di acquisto alle famiglie e il "quantitative easing" darà liquidità a imprese e famiglie per far funzionare il made in Italy».

 

L'export è a maggior ragione una carta importantissima da giocare, ha sottolineato Claudio Marenzi. «Oggi le vendite oltrefrontiera rappresentano il 62% del fatturato di tutto il tessile-abbigliamento - ha fatto notare il numero uno di Sistema Moda Italia -. Un'azienda sana oggi dovrebbe realizzare con le esportazioni una quota del 65-80%. Una percentuale alla quale ci stiamo avvicinando, ma non dobbiamo dimenticare l'importanza di quel 15-20% rimanente che si realizza in Italia, perché il nostro mercato non va sottovalutato».

 

«Il Governo - ha puntualizzato - deve dare incentivi in tale direzione, attuando una politica di defiscalizzazione e sostegno alle imprese, impegnandosi a fare finalmente chiarezza sulla questione dell'etichetta di origine. Non dimentichiamo che l'Europa è l'unica area al mondo dove ciò non  è obbligatorio. Senza dimenticare che il “made in Italy” è il terzo marchio più prestigioso al mondo».

 

«In un contesto in cui si continua a parlare di reshoring e dell'importanza di passare dal 12% al 20% del manifatturiero europeo occorrono regole chiare» ha proseguito Marenzi, aggiungendo: «Bisognerebbe seguire l'esempio degli Stati Uniti, dove sono state fortemente finanziate le produzioni interne».

 

Secondo l'imprenditore, bisogna imparare a fare quadrato, anche sul terreno delle rassegne: «Si veda la fiera di Shanghai di marzo (theMicam Shanghai, in programma dal 18 al 20 marzo presso il National Exhibition & Convention Center della metropoli cinese, ndr) che vede la collaborazione tra Smi, Emi e Assocalzaturifici per riunire insieme per la prima volta tutta la filiera del tessile-abbigliamento nel contesto del grande salone Chic. Una formula che sarà ripetuta anche negli Stati Uniti, tra fine 2015 e inizi del 2016».

 

Marenzi ha ricordato inoltre l'apporto decisivo di UniCredit, che sta finanaziano molte iniziative nel mondo della moda, in partnership con il Centro di Firenze per la Moda Italiana, con la Camera della Moda e con Smi. Inoltre, ha parlato dell'importanza della nascita della piattaforma tecnologica italiana del tessile-abbigliamento, frutto della collaborazione tra i vari distretti.

 

Significativo l'intervento di Carlo Calenda. «Quando sono arrivato io, il made in italy si sosteneva con 23 milioni di euro - ha dichiarato - mentre quest'anno siamo arrivati a un totale di 261 milioni di euro, il doppio della cifra mai stanziata da un governo e sei volte tanto il valore medio degli investimenti negli ultimi cinque anni. Per la prima volta un esecutivo ha capito che si investono i soldi sulle cose che vanno bene e non su quelle che vanno male».

 

Nella moda sono 36 milioni di euro in totale gli stanziamenti, «otto volte tanto la media degli anni precedenti. In primo luogo ci siamo concentrati sugli eventi italiani, seguendo il modello di Pitti. Si veda Milano Unica: è assurdo che non sia la più forte fiera al mondo, perché questo è il Paese del tessuto. Vogliamo riportarla ad essere il principale appuntamento. Investiremo sull'edizione italiana. In parallelo, vogliamo fare un'edizione negli Stati Uniti e potenzieremo quella in Cina».

 

Fra le aree di investimento prioritare ci saranno Filo, frutto della collaborazione tra Biella e Prato, tutta la filiera della pelle (Mipel e Lineapelle in Italia, Micam+Chic all'estero) e poi sarà fatto un lavoro importante sul bambino a Pitti. «Sempre all'estero - ha proseguito il vice ministro allo Sviluppo Economico - siamo focalizzati sulla grande distribuzione organizzata, soprattutto negli Stati Uniti, dove daremo incentivi in cambio di acquisto di prodotti italiani di brand non presenti in referenza, in modo che chi non ha la forza di entrare nella distribuzione potrà farlo».

 

Non ultimo, si lavorerà sulle vocazioni delle singole città italiane. «Firenze - ha concluso Calenda - è la città dell'uomo e del bambino, Milano quella delle sfilate, mentre vogliamo fare di Roma il luogo dove si testano i nuovi talenti, non solo italiani. Se questo sarà l'obiettivo, finanzieremo per intero AltaRoma, che dovrà cambiare nome e che sarà il lab per la crescita dei nuovi talenti».

 

stats